Archivio mensile:ottobre 2012

Rileggendo propone “Occhi sporchi di terra” di Dario Buzzolan. Una storia agrodolce dalla Resistenza ai nostri giorni.

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C’è un antefatto di guerra iniziale che rimarrà sospeso per tutto il racconto e che solo nel finale riemerge quasi c’è ne scordavamo alla lettura del bel romanzo “ I nostri occhi sporchi di terra” di Dario Buzzolan ma che come il titolo è una delle chiavi di lettura del libro. Una delle chiavi perché sicuramente la storia di Davide ex partigiano, docente e filosofo e padre di Marianna una fotoreporter, collaboratrice di una agenzia di viaggi, è senza dubbio piena di intrecci. Intrecci che oltre alla vita di Davide intreccia la storia di amore con Ella, una valente attrice che sarà la leale compagna di Marianna alla ricerca del padre dopo una scomparsa quanto mai fumosa dell’uomo che non viene più trovato dopo che i suoi vestiti sono stati trovati sulla sponde di un fiume e la sua casa bruciata. La storia d’amore tra Davide ed Ella è lo spunto per Buzzolan per ripercorrere i momenti più salienti della nostra nazionale. Marianna rappresenta tutta l’inquietudine dei giovani che vogliono “uccidere” i propri padri ma che ne sono attratti e ne riscoprono le debolezze ma anche il valore. Intelligente è anche il rapporto tra le due donne Marianna la figlia naturale ed Ella la donna della vita di Davide che con lentezza si scoprono, con alti e bassi ma che sono attratte ambedue anche perché ambedue hanno un forte carattere. Pare al lettore infatti essere Marianna ed Ella i personaggi principali e fondamentali a caccia dell’uomo ma pagina dopo pagina emerge Davide e la sua coerenza di partigiano e di uomo coerente. Coerenza anche per i tanti misteri che avvolgono la trama del racconto come quello del rapporto tra Davide e Giulio suo allievo all’università, poi marito di Ella e imprenditore editoriale di grido e … lasciamo questo mistero al lettore. I luoghi poi sono fondamentali c’è Torino, la campagna piemontese e quella toscana, il mare di Ostia e Roma. Non sono luoghi in conflitto, sono lo specchio dei protagonisti del romanzo e vestono bene la trama del libro. Le pagine finale sono poi un vero canto d’amore a Davide e a quegli uomini che noi definiamo come ci ricorda Brecht in una memorabile poesia “Imprescindibili”. Come pensiamo che lo sia anche questo libro, scritto da Buzzolan con grande stile, una scrittura che attrae e che ricorda belle epiche pagine di Fenoglio, Cassola e Vittorini. Dario De Vecchis

Dario Buzzolan, “I nostri occhi sporchi di terra” , Baldini e Castaldi, pagg.304 , euro 17,50

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Rileggendo ricorda M.V.Montalban con il gustoso “Happy End”. Un libro di fantasia e tanta ironia!

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Questa settimana vi proponiamo un libro che ci ha colpito al cuore alcuni libri “Happy End” di un grande della letteratura: Manuel Vazquez Montalban. Pochi giorni fa ricorreva il nono anniversario della morte del padre di Pepe Carvalho. deceduto il 17 ottobre del 2003 improvvisamente. Prima di lasciare questo mondo Vazquez Montalban ci ha però lasciato un gustoso libro dal titolo un pò emblematico “Happy End” con il sottotitolo “Ma la storia non finisce qui”. E’ un libro che si legge tutto di un fiato, un libro che ricalca le strade dell’ironia e della fantasia. Vorremmo scrivere che in questo caso Montalban ci fa ricordare un altro grande scrittore di lingua spagnola Osvaldo Soriano. Al centro del libro un grande del cinema Humphrey Bogart, come Soriano fa in alcuni libri in questo Montalban scrive un racconto con persone realmente esistite. Affianca a Borgat Hemingway, Fidel, Che Guevara, De Gaulle. Percorre tappe importanti della storia del secolo appena passato raccontando della improbabile ricerca di Bogart di una bellissima donna dal nome fatale: Lola. Lola che pare nella descrizione la Dietrich, Lola il mito della donna sobria, ma elegante, attraente, spregiudicata ma riservata insomma “femmina”. Una femmina a cui Montalban ci ha abituato nei suoi romanzi ad iniziare da Muriel la romantica compagna di Carvalho. La storia non finisce qui vogliamo che sia il ricordo di uno scrittore magico a cui dobbiamo ore liete di lettura che spesso ci hanno aperto scenari nuovi e mai percorsi dalla fantasia o dalla realtà quotidiana. Uno scrittore mancino cioè a sinistra e questo pure non ci dispiace, con tanti dubbi a sinistra ma con il cuore. Dario De Vecchis

M.V.Montalban ” Happy End”, Frassinelli, pagg.107, euro 10,50;

Rileggendo questa settimana propone: “La Milagrosa” di Carmen Boullosa. Un libro della migliore letteratura sudamericana femminile!

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C’è tutta la mistica e la suggestione dell’America Latina nel romanzo di Carmen Boullosa “La Milagrosa” che proponiamo questa settimana . Al centro del racconto una donna bellissima: Elena ( chissà forse l’omaggio ad Omero della scrittrice) che ti strappa la ragione, che ti ammalia e ti sostiene con la sua personalità. Elena è una sorta di santona che vive nel barrio Santa Fe di Città del Messico, è chiamata la Milagrosa, tradotto la “Miracolosa”. Ha un dono quello di sognare i problemi degli altri per risolverli. Qualsiasi problema da quello mentale, fisico e amoroso lei può risolverlo. Questo sta scritto anche nei fogli che stringe ancora quando la troviamo all’inizio del racconto cadavere su un letto con accanto un’ audiocassetta di 120 minuti. In quei fogli oltre alle riflessioni di Miracolosa sono raccolti i ringraziamenti delle migliaia di pellegrini che giungono alla sua porta per aver esaudito un desiderio. Tra questi pellegrini c’è ne sono due che cambieranno la vita a Milagrosa. La donna infatti per il suo dono aveva fatto voto di castità ma … Come ci viene narrato dalla trascrizione del nastro registrato questo voto cadde e cominciarono i guai. Nel nastro è registrato il racconto di un investigatore privato Aurelio Jimenez, al soldo di uomini che controllano il Sindacato dei lavoratori dell’Industria tessile, incaricato di indagare sulla Miracolosa. L’investigatore indaga in particolare su un avvenimento nel quale Milagrosa aveva ringiovanito un vecchietto, apparentemente inoffensivo, in realtà un potente del sindacato: Felipe Morales. Morales con la scusa di piacere ad una donna di 40 anni più giovane aveva chiesto a Milagrosa di ringiovanirlo di 20 ma tutto questo solo per poter prendere il potere del paese. Milagrosa e Aurelio si accorgono di ciò ma non possono altro che assistere alla progressiva presa di potere di Morales. Il racconto dell’investigatore assume una improvvisa accelerazione del ritmo fino a un epilogo sorprendente e fantastico che non sveliamo. Il romanzo della Boullosa all’inizio potrebbe non attrarre ma piano piano per il racconto di sogni e miracoli che , in una miscela davvero magica, unisce elementi di giallo, letteratura fantastica e sociale risulta invece un opera che va nella migliore tradizione della letteratura sudamericana al femminile. Dario De Vecchis

Carmen Boullosa, La Milagrosa, Feltrinelli pp. 128 euro 10,33

Rileggendo propone “La Masseria delle Allodole”: il genocidio degli Armeni una lezione da non dimenticare!

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Il libro che vi proponiamo questa settimana è un’opera amara che colpisce al cuore. La proposta è la lettura de “La Masseria delle Allodole” di Antonia Arslan testo dal quale i registi e fratelli Taviani hanno prodotto l’omonimo e drammatico film. L’opera non vuole soltanto riproporre pagine amare sul genocidio degli Armeni compiuto in Turchia durante la Prima guerra mondiale ma se ci è consentito lancia una forte riflessione sulla bestialità dell’uomo. La storia della famiglia armena che Arslan descrive è stata la storia della sua famiglia che fu distrutta dalla follia dei turchi. Una storia che nei primi passi descrive un mondo fatto di certezze, concreti progetti, ambizioni, sacrifici, riti, spiritualità insomma un decorso normale della vita che non vede come prioritario l’essere armeno, lo status di armeno è ai margini, è una condizione ma non la condizione e non determina o condiziona la quotidianità non è una discriminante che porta alla morte! C’è nel racconto anche un pezzo d’Italia, c’è Venezia perché uno dei due fratelli coinvolti in questa vicenda era emigrato nel nostro paese. Yerwant non sopportava la monotonia della piccola città dove abitava e partì per l’Italia e fecendo fortuna. Il fratello Sempad rimase invece e divenne il farmacista del paese! Poi il bisogno di rincontrarsi di vivere una estate quella del 1915 insieme. Un bisogno ancestrale con la voglia però di far comprendere da parte di Yerwant che la scelta fatta era giusta ma non un tradimento e da parte di Sempad di riannodare i fili con chi poteva capire e leggere il passato, la sua giovinezza. La tragica estate del 1915 non concederà mai questo incontro: Sempad muore trucidato dai Turchi nella Masseria delle Allodole e Yerwant non potrà partire perché l’Italia entra in guerra anche contro la Turchia. Le pagine che si leggono descrivono le bestialità dei turchi ma ci riportano alla mente tante altre dolorose pagine di storia ancora oggi presenti. Nel libro si ritrova un campionario di personaggi ricco e complesso ma in primo luogo le protagoniste sono le donne armene che nella loro odissea, fatta di marce forzate, umiliazioni e crudeltà sperano nel domani, in un futuro che possa ridare un clima ed un ambiente dove poter costruire una patria e una felicità perduta. Leggetelo è un libro di una grande umanità che racconta la storia per molto tempo sepolta del genocidio degli Armeni, il primo genocidio del XX° secolo, leggetelo per il coraggio che ha avuto di scriverlo Antonia Arslan scrittrice di cuore, scrittrice civile! Dario De Vecchis

Antonia Arslan “La Masseria delle Allodole” , Rizzoli editore , pagg. 233 , 10 euro

Rileggendo questa settimana propone: “Erba Rossa” di Gianni Clerici. Tennis e amore ai tempi della “Cortina di ferro”.

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Chi conosce Gianni Clerici lo ricorda per i suoi belli e corposi articoli sul tennis che scrive per la Repubblica. Da anni Clerici è il guru incontrastato nel campo giornalistico italiano e non solo di questa disciplina sportiva. Leggere un suo romanzo è quasi una sorpresa, alla quale ti accosti in punta di piedi perchè pur riconoscendo a Clerici il dono della bella scrittura non sai quanto possa reggere il confronto tra un articolo e un racconto lungo. “Erba Rossa” questo il romanzo che vi presentiamo scritto da Clerici vince la scommessa e mette a segno di rovescio un bel punto a favore del giornalista- scrittore. La storia costruita parte dal ricordo di una memorabile partita giocata dalla nazionale italiana di Merlo e Pietrangeli negli anni sessanta a Praga, gara persa con gli avversari a quel tempo sconosciuti, anche se molti di noi con i capelli grigi ricordano le belle imprese di Kodesh e compagni negli anni ’70 e di quel tennis giocato tutto sotto la rete soprattutto dei tennisti dell’Est primo fra tutti il rumeno Nastase. Da questa partita prende spunto il racconto di Clerici che è poi la descrizione e la riflessione del viaggio oltre la “cortina di ferro” che compiono i due protagonisti, una coppia di amici italiani, un giornalista sportivo sulla trentina, grande esperto di tennis, e un giovane di 24 anni appena laureato in chimica. I due si conosco dal liceo, sono di famiglia borghese e frequentano lo stesso circolo di canottaggio. Il giornalista, che è anche l’io narrante della storia, è scettico sull’incontro con il mondo dell’Est mentre il suo amico Pigi è un idealista che cerca di scusare ed interpretare la realtà con più accondiscendenza. Senza dubbio la Praga che i due vivono per tre settimane è una città che ancora non intravede l’esperienza del socialismo dal volto umano che sfocerà nel 1968 con l’avvento di Dubcek e l’arrivo dopo pochi mesi delle truppe del Patto di Varsavia che chiuderanno quella bella pagina di storia ricordata come “La primavera di Praga”. Alla realtà deprimente descritta si contrappone una umanità varia e colorita che i due incontrano nel loro viaggio. Pigi si innamora di una ragazza Ludmilla e cerca anche di aiutarla a fuggire. Tentativo inutile e deprecato dall’amico giornalista che non capisce l’importanza di questo amore e che riesce si a portare indietro il suo giovane amico ma non il suo cuore. A chi leggerà questo romanzo lasciamo la curiosità di capire il perchè di questa nostra affermazione nelle ultime pagine del racconto. Consigliamo la lettura a chi ha voglia di forti idealità e a chi a 25 anni dalla caduta del muro di Berlino con il cuore a Sinistra ha sempre criticato i guasti del Socialismo reale. Un romanzo dai toni mesti, nostalgici, un elegia, e un promemoria di un “ieri” sul quale ormai troppo raramente si ritorna a riflettere. Dario De Vecchis

Gianni Clerici, “Erba Rossa”, Fazi editore 122 p. 13,50 euro