Archivio mensile:marzo 2013

Rileggendo propone “Crimini” quando il “Giallo” racconta la nostra società !

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Oggi in Italia il genere letterario più in voga, basta guardare le classifiche settimanali sui giornali e i periodici, è quello del giallo. Camilleri, Lucarelli, Faletti sono autori che vendono centinaia se non milioni di copie dei loro romanzi. Le gesta del commissario Montalbano sono divorate da masse di lettori che magari si sono avvicinati alla lettura con curiosità ma forse scarso retroterra culturale e letterario. Un bene questo almeno per quanto riguarda la possibilità che questi personaggi letterari siano di stimolo alla lettura e alla voglia di leggere in una nazione dove è considerato un lettore “forte” chi legge almeno tre libri all’anno. Una situazione forse voluta anche dalle grandi case editrici “per tirare a campare”, ma oggi la constatazione più frequente è che il genere del Giallo e oggi l’unico strumento letterario che parla della società e quindi diventa o assurge a protagonista del genere “Sociale”. Nico Orengo riflettendo sul successo dei libri gialli ricorda che ” .. questo genere ha un unico fine: essere consolatori, i buoni sono buoni e i cattivi vanno puniti. Così l’ordine del mondo non è turbato e il lettore chiude il libro e dorme in pace”. Questo capita anche dopo la lettura di “Crimini” l’antologia di racconti gialli che pubblicata nella primavera del 2005 ha dilettato centinaia di migliaia di lettori. Un antologia che raccoglie oltre ai già citati scrittori scritti di Ammaniti, Carlotto, Fois, De Cataldo, Manzini. Questo fenomeno del romanzo Giallo che si fa Sociale però non è una realtà nata in questi ultimi anni. Leggendo “Crimini” si potrebbe cascare in questa trappola ma non possiamo che essere critici con questa chiave di lettura. Già negli anni Sessanta e Settanta dalla lettura di grandi scrittori come Sciascia, Fruttero e Lucentini basta citare del primo “Il giorno della Civetta” e dei secondi “La Donna della Domenica” emergeva questa realtà . E’ comunque sempre utile leggere “Crimini” perchè illustra al meglio la produzione degli autori che hanno contribuito a comporre questa opera del filone giallista contemporaneo italiano e per il buon tratto di scrittura prodotto. Fate quindi la prova leggete “Crimini” ma poi buttatevi sulla lettura dei libri di Sciascia o di Fruttero e Lucentini e se proprio non siete appagati cercate il romanzo di quello che per noi è il padre del giallo George Simenon e del suo Maigret cercate e leggete “Maigret è solo” e poi tirate le somme. Dario De Vecchis

AA.VV. “Crimini”, Einaudi, 385 pagg., 15,50 euro

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Il Circolo Letture Corsare ricorda Antonio Tabucchi ad un anno dalla sua morte con la recensione del suo libro manifesto “Sostiene Pereira”!

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Per ricordare Antonio Tabucchi ad un anno dalla sua improvvisa morte vogliamo proporre la recensione del libro più famoso e amato “Sostiene Pereira” edito dalla Feltrinelli. La prima stesura di questa recensione è stata pubblicata nel 1995 sulla rubrica “Un libro e un autore” del mensile Non Solo Contro. L’abbiamo rivista ma in buona sostanza rimane inalterata la struttura per un libro uscito solo l’anno precedente e ancora non etichettato come un vero best sellers e reso grande al cinema dal regista Faenza e dall’interpretazione magistrale di Marcello Mastroianni. Un semplice tributo ad un grande scrittore…Antonio Tabucchi!

“Per chi è fans e lettore di Antonio Tabucchi dal tempo di “Piazza Italia”, la saga di una famiglia di anarchici, non dovrebbe sorprendersi di questo personaggio: un vecchio giornalista dal nome altisonante: Pereira. Il signor Pereira è un sessantenne, vedovo, moderato e molto cattolico. Giornalista responsabile della pagina culturale del “Lisboa”, quotidiano della capitale portoghese al tempo di Salazar. La vicenda nel quale si muove Pereira si svolge in un periodo tragico della storia dell’umanit, a soli due anni dallo scoppio della Seconda guerra Mondiale e nel pieno dello scontro della guerra civile in Spagna. Pereira vive con moderazione, attento alle virgole della vita e rispsettoso del quieto vivere. Cerca di sopravvivere. “Incappa” però nella figura del giovane antifascista Monteiro Rossi, di origine italiana, e della sua fidanzata Marta e trova una carica nuova per vivere e credere in alti valori come la democrazia e la libertà. Capisce che “si può cambiare solo se si vuole “, come gli ricorderà una incantevole signora tedesca incontrata sul treno di ritorno da una breve vacanza. Comprende che con poco si può essere diversi e che importanti lo si può diventare traducendo solo alcuni scrittori francesi o non cestinando improbabili biografie come quella di Garcia Lorca propostagli dal suo giovane praticante antifascista., che per quest’ultimo sarà la causa della violenza morte avvenuta nella casa di Pereira ad opera degli sgherri di Salazar. Questo tragico avvenimento sarà per Pereira il salto definitivo, il cambiamento della sua modesta vita. La beffa che compie al proprio giornale e al potere salazarista facendo pubblicare il necrologio per la morte del suo praticante. Un gesto di Pereira che appare anche un gesto paterno per quel figlio mai avuto, è un gesto nobile e allo stesso tempo pieno di una carica vitale che commuove il lettore. Pereiraalla riuscita della beffa scompare e Tabucchi ne racconta le gesta attraverso un ipotetico fantasma che gli appare in sogno e ne racconta la storia sostenendo appunto che così è avvenuta la storia. Una vicenda minima che fa emergere un piccolo personaggio che ha sostenuto una grande prova d’amore e di libertà”. Dario De Vecchis

“Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi, Feltrinelli,1994,pagg.214, 7.50 euro

A Consiglio d’Autore venerdi 22 Marzo una serata magica nella sala giunta con “Quello che le donne raccontano” di Guerrino Babbini!

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E’ stata una serata magica quella che si è svolta venerdì 22 marzo a Consiglio d‘Autore con la presentazione del libro di Guerrino Babbini “Quello che le donne raccontano”edito dalle Edizioni Parole e Musica . Sono saltate all’ultimo momento le testimonianze di alcune delle donne presenti nel libro di Babbini come la presenza di Antonella Visentin, economista e del collettivo “Indignate Rosse” . Abbiamo potuto capire l’imbarazzo e lo scoramento di Babbini che non si dava pace per questi imprevisti ma poi mano mano si è invece costruito un incontro che invece si è rilevato pieno di sensazioni e di voglia di ascoltare da parte dei presenti le domande proposte da Dario De Vecchis, che coordinava l’incontro, e le risposte fatte con il cuore e la passsione da Babbini. Era strano anche il luogo dove si è svolto l’incontro, infatti per un guasto all’impianto elettrico non si poteva utilizzare la sala consigliare e allora grazie all’assessore Fabrizio Chiancone organizzatori e partecipanti sono stati “dirottati” in sala giunta! Un po in punta di piedi in questa sala .intorno al grosso tavolo di legno lucido e seduti su comodissime poltrone sono stati come d’incanto snocciolati i temi che scaturiscono dalla lettura di “ Quello che le donne raccontano”.Un libro che ha ribadito Babbini “ non ha velleità letterarie ma di testimonianza e vuole essere strumento per riflettere attraverso le storie raccolte di Noemi e delle altre donne della lunga e sofferta marcia verso l’ emancipazione e diritti del mondo femminile oggi in larga parte attaccati”. Una lodevole intenzione viste le toccati testimonianze che ha raccolto Babbini. Ma non bastava questo approccio e allora proposto da Dario De Vecchis le testimonianze di queste donne sono state intervallate da alcuni brani musicali che aprivano ogni singola testimonianza. Nella sala giunta sono risuonate le note de “La Lega” meglio conosciuta con il ritornello di “Sebben che siamo donne” o la bella canzone sull’emigrazione “Mamma mia dammi cento lire” e poi entrando nei racconti sul lavoro in fabbrica e le lotte operaie “O cara moglie” e “Contessa”. Babbini anzi Guerrino si è sciolto e così i racconti da lui raccolti hanno dato vita ad una bella lettura sul ruolo delle donne non solo sul lavoro ma nella nostra società, nella famiglia e nella loro voglia di emancipazione. Attraverso Babbini ha preso “la parola” la mondina Noemi e i suoi ricordi della lotta clandestina nel Seconda guerra mondiale come militante comunista. Così come Vilma con la sua esperienza di operaia, con la coscienza del valore del lavoro delle donne . Babbini ha ricordato Agnese e la sua esperienza di emigrata dell’entroterra veneto e la partenza a Milano perché stanca a 17 anni di mangiar polenta. Insomma queste donne e le loro testimoninze hanno preso corpo e forma e queste sette microstorie hanno rilevato tutto il loro contribuito alla macrostoria del nostro Paese sicuramente della bella storia della nostra Italia. Un bel messaggio avvalorato ancor di più da quel bel proverbio africano “Quello che non viene raccontato è perso” che lega come un filo rosso tutte le testimonianze raccolte da Guerrino. E per finire in bellezza a Babbini visibilmente commosso sono state dedicate due canzoni “Il vestito di Rossini” e “Mio caro padrone domani di sparo” un gustoso finale, un bel po “mancino” e che sicuramente sarà la prima e unica volta che verrà ascoltato in una sala giunta! Ma anche questo è frutto delle seratae organizzate dal Circolo Letture Corsare per “Consiglio d’Autore con il patrocinio del comune di Borgaro e degli incontri con i libri di Guerrino Babbini che tutte le volte si rivelano intensi momenti di vita!

Rileggendo propone “Mille anni che sto qui” di Mariolina Venezia. La forza delle donne !

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E’ questione di tempo… Quanto è lungo il nostro tempo? La nostra vita e le tante vite che le passano accanto e vivono brevi o lunghi momenti quanto hanno la capacità di dare un senso alle azioni che producono? La staticità dell’ambiente è sinonimo di durezza o di forte fragilità? Le domande si affollano alla fine della lettura del bel romanzo di Mariolina Venezia “ Mille anni che sto qui”. Quando si legge questo romanzo storico si pensa che il paese di Grottole in Lucania, non è poi tanto diverso dal paese dove si è nati, o da quello nel quale si è vissuto o si vive. Si pensa alla propria famiglia, grande e lunga nel caso di nonna Candida la protagonista, ai quasi due secoli di storie tramandate, celate a volte e altre capovolte per convenienza. Come Candida che nelle ultime pagine del libro riflette e sentenzia “mi pare che mille anni sto qui” ognuno di noi ha fatto almeno una volta questa riflessione quando è diventato adulto. Nella storia della famiglia di Candida protagoniste positive sono le donne anche se si piegano all’idea del maschio padrone. La società raccontata è maschilista, l’uomo conta, decide come nel caso di Don Francesco che sposa la contadina amante Concetta quando dopo sei femmine partorisce l’unico maschio che ironia della sorte da adulto amerà farsi fotografare da donna! Sono le donne di Grottole che però fanno comunità nei vari ricordi di Candida; le donne regnano, con amori e dolori che attraversano la storia di Grottole, d’Italia e del mondo dall’Unità della nostra nazione alla caduta del muro di Berlino. Candida tesse una tela come una novella Parca, di tutti i personaggi racconta la vita e la morte nel gioco naturale che fa di tutti gli anziani i custodi preziosi della memoria. E’stata convincente Mariolina Venezia a tessere queste storie, con uno stile che solca i migliori tratti della letteratura meridionale e nazionale che si bagnano nel verismo e nella poesia con tanti tratti di “realismo magico” come nel racconto iniziale delle giare d’olio che si rompono per le urla della serva Concetta che sta partorendo il figlio maschio e che inondano le strade di Grottole. Mariolina Venezia ci da anche una visione di un Sud che subisce le trasformazioni , che è storia di padroni e cafoni ma anche di uomini e donne che pur emigranti portano con loro la propria terra e la voglia di riscatto ma che al ritorno non ne ritrovano il più delle volte la purezza. E’ l’amara constatazione di Gioia la nipote di Candida che al ritorno a Grottole non trova più campagna a perdita d’occhio ma c’è sempre qualcosa che si interpone alla vista come un pilone o un cartellone pubblicitario, oggetti di “sviluppo” senza anima. Dario De Vecchis

Mariolina Venezia , “Mille anni che sto qui”, Einaudi , pagg. 224 , euro 15,00

Il 22 Marzo a Borgaro a Consiglio d’Autore “Quello che le donne raccontano” le belle storie di donne operaie di Guerrino Babbini.

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Venerdì sera 22 marzo a Consiglio d’Autore, che si svolge a parire dalle ore 21 nella sala del Consiglio comunale di Borgaro in piazza Europa, le protagoniste sono le donne con il libro di Guerrino Babbini “Quello che le donne raccontano”edito dalle Edzioni Parole e Musica . L’autore verrà accompagnato da Antonella Visentin, economista e del collettivo “Indignate Rosse” e da alcune delle testimoni presenti nel libro. Un libro come sottolinea Babbini “che non ha velleità letterarie ma di testimonianza e vuole essere strumento per riflettere attraverso le storie raccolte di Noemi e delle altre donne della lunga e sofferta marcia verso l’ emancipazione e diritti del mondo femminile oggi in larga parte attaccati”. Una lodevole intenzione viste le toccati testimonianze che ha raccolto Babbini con i racconti del lavoro di mondina di Noemi e della lotta clandestina nel Seconda guerra mondiale come militante comunista. Così come Vilma con la sua esperienza di operaia, con la coscienza che il valore del lavoro delle donne in fabbrica ha una valenza molto più articolata e con la bella iniziale dichiarazione sul tema dell’emigrazione sottolineando che “pur se mio padre era piemontese trovò le stesse difficoltà nel migrare a Torino come gli emigrati del Sud negli anni ’60 o gli extracomunitari oggi”. La storia di Rosaria nata in Puglia, sposa a 14 anni che vive l’emigrazione e che si fa operaia a 36 anni e che si presenta alla Singer di Leinì con i suoi due bambini e vivrà la lotte operaie e la cassa integrazione. Stessa storia per Graziella che parte da Caorle in Veneto e viene assunta nel 1973 in fabbrica e ricorda che per avere dei contatti con il marito per via dei turni scriveva bigliettini. Testimonianza vera, intensa come quella di Filomena nata a San Giuseppe Vesuviano in una famiglia di sette figli. Lei impara a cucire su una macchina Singer e poi emigrata Torino con suo marito che ha trovato lavoro alla FIAT entra in Singer negli anni ’70 e diventa delegata. Feconde storie come quella di Agnese che ha ricordato nel libro la sua esperienza di emigrata dell’entroterra veneto e la partenza a Milano perché stanca a 17 anni di mangiar polenta. Insomma piccole microstorie che danno valore alla macrostoria del nostro Paese e che ricorda Babbini nella quarta di copertina con quel bel proverbio africano “Quello che non viene raccontato è perso”. E perdere questa presentazione sarebbe come avrebbe potuto a suo tempo il giovane Babbini un vero…Peccato! Dario De Vecchis

Rileggendo propone “Chesil Beach” una amara storia d’amore di Ian McEwan

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Rileggendo questa settimana propone “Chesil Beach” di Ian McEwan. Una amara storia d’amore di una coppia di giovani inglesi, lui Edward e lei Florence. Storie di vita diverse dei protagonisti intrise in egual modo nei canoni comportamentali della piccola e media borghesia che viveva gli inizi degli anni ’60 in Inghilterra, un paese dominato dai conservatori e sempre pronto a chiedere rispetto, etichetta e poche trasgressioni. I due giovani si incontrano e pensano di amarsi e pensano che la sola unione spirituale e legale potesse appagare i loro desideri amorosi. Niente di più errato! I due giovani, le loro vite così elegantemente ritratte da McEwan nelle pagine di mezzo dell’opera fanno comprendere al meglio questa realtà e che la soluzione così velocemente scelta da Edward e Florence è forse il dato più trasgressivo compiuto da loro anche rispetto a quelli che possono essere classificati come crescita ed evoluzione del carattere soprattutto in Edward. Florence al contrario è quasi un personaggio etereo che mostra la sua bellezza fisica e d’animo senza macchie e integerrima anche nei suoi desideri più trasgressivi. Questo non viene compreso da Edward che dopo l’inevitabile appagamento amoroso costruito attorno a idilliaci pensieri e azioni si fa più corporeo e chiede di appagare i suoi desideri e anche istinti sessuali. Istinto è la parola giusta per descrivere questo rapporto dove Edward si fa cacciatore e Florence preda in una animalesca ricerca. Florence si difende e detta condizioni che sdoganano anche le sue paure ma che non appagano Edward, che in questo mostra tutta la sua convenzionalità dell’essere uomo con la volontà di imporre “i doveri” che la donna deve rispettare ed ecco che si spezza il rapporto il giorno dopo il loro matrimonio. Un risultato che non è la conclusione del testo che invece ritroviamo in una curiosa appendice che lo scrittore ha incluso e che possiamo scrivere può irritare un lettore maschio. Rimane comunque un bel ritratto dell’Inghilterra del tempo non a caso McEwan sceglie il 1962 un anno prima dello scoppio della rivoluzione sessuale quel 1963 quando finì in Inghilterra il bando di censura a “Lady Chatterley” e iniziò l’epoca dei Beatles. Un consiglio dopo una prima lettura rileggetelo insieme alla vostra lei e al vostro lui ne può scaturire un godibile gioco letterario e psicologico in omaggio ad un ottimo scrittore e anche per riflettere sui vostri pensieri sull’amore. Dario De Vecchis

Ian McEwan , Chesil Beach, Einaudi , pagg.144 , 15,50 euro

Rileggendo propone “Il bell’Ebreo” di Ali Al-Muqri . Quando una lingua è s crittura e lettura al di là dei precetti religiosi, culturali e sociali!

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“Rivelare un ricordo nella forma di un’intima storia d’amore che va oltre il disprezzo e l’odio tra classi e religioni”. Questo il senso del libro che vi proponiamo questa settimana, questa è la storia di The Handsome Jew (Il bell’ebreo) dello scrittore yemenita Ali- al-Muqri che parte come una storia d’amore svoltasi nel 1600 tra una ragazza mussulmana Fatima e un ragazzo ebreo Salem. “Una mattina andai da lei e mi disse che dall’indomani avrebbe iniziato a insegnarmi a leggere e scrivere, e che quindi dovevo prepararmi a passare con lei tutte le mattinate a venire…Da voi. non ti hanno istruito, Bell’ebreo?…Le sue parole mi confondevano. La guardai incuriosito e sollevai le spalle, poiché non sapevo cosa volesse dire leggere e scrivere.” Fatima (la ragazza che svezza un lattante nella lingua araba) , la colta figlia di un mufti, che si innamora di questo giovane ebreo e con grande volontà “lo svezza” ma con un approccio laico, insegnandogli l’amore per la scrittura e la lettura al di là dei precetti religiosi, culturali e sociali che negavano l’incontro e la crescita tra questi ragazzi . I momenti passati con lei saranno per Salem determinanti per innamorarsene e l’amore ricambiato da Fatima sarà condannato al punto che i due ragazzi dovranno fuggire dal loro villaggio Rayda. Nella fuga si accorgono che è difficile comunque celarsi, cambiare identità . C’è molta crudezza e amarezza nel leggere queste pagine anche nella loro evoluzione storica che ci fa pensare come una storia ambientata nel passato, che prospetta una realtà tragica e inaccettabile, purtroppo è rimasta identica nel presente. Il “Bell’ebreo” è senza dubbio un romanzo ricco di suggestioni e di informazioni che coinvolgono, producono pensieri, fanno ragionare e nel quale si apprezza il tratto con il quale l’autore ha scritto senza preconcetti e senza voler stimolare polemiche politiche e religiose. Una letteratura quella di Ali Al-Muqri asciutta, che a volte appare didascalica anche se nel mondo arabo è noto per la sua eleganza essendo anche un poeta. Lo scrittore fa dire a Fatima nell’incontro con il padre di Salem il perché lei ragazza musulmana insegna al ragazzo ebreo :.. una lingua non è solo la religione: è anche storia, la poesia, le scienze. Vi dirò di più:sugli scaffali della nostra casa abbiamo dei libri che, se letti dai musulmani, farebbero apprezzare gli ebrei, e se fossero gli ebrei a leggerli, anche loro imparerebbero ad apprezzare i musulmani”. Belle e sagge parole! Dario De Vecchis

Ali Al-Muqri, “Il bell’ebreo”, Piemme , pagg.148 , 10 euro