Archivio mensile:giugno 2013

Stile Libero 2013. Il 2 Luglio a Borgaro in via Diaz 15 presentazione del libro “Sentieri del Vil laggio” una storia concreta di solidarietà a Fanhe nella Guinea Bissau dei volontari di Abalalite.

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“Lo scrittore e viaggiatore francese del 1700 Bernardin de Saint-Pierre scrisse:” Non so se caffè e zucchero siano essenziali alla felicità dell’Europa, so però bene che questi due prodotti hanno avuto molta importanza per l’infelicità di due grandi regioni del mondo:l’America fu spopolata in modo da avere terra libera per piantarli; l’Africa fu spopolata per avere braccia necessarie alla coltivazone”. Questa frase inserita nella prefazione al libro “Sentieri del villaggio” ci sembra il giusto incipit per ricordare che martedì 2 Luglio per la rassegna Stile Libero 2013 verrà presentato nella sede del Circolo Letture Corsare a Borgaro in via Diaz 15 a partire dalle ore 21. La frase proposta ci serve anche per far capire che questo libro che contiene le testimonianze dei volontari dell’associaizone Abala lite che opera nella Guinea Bissau nel villaggio di Fanhe, non ha le velleità di essere un libro dalla prosa colta, ma è un semplice e importante sguardo sul mondo africano fatto in punta di piedi, con rispetto per gli abitanti sia per la loro cultura, sia per la loro condizione sociale ed economica. Dai racconti, testimonianze e diari degli autori, ad iniziare da quello del nostro amico Guerrino Babbini, emergono storie vere che ti colpiscono e ti fanno riflettere. Qui l’uomo o la donna bianca, missionari o volontari non sono ammantati da quel velo di retorica cresciuta nel nostro pur sempre opulento Occidente o come viene detto Mondo avanzato, qui casca il velo e i problemi e i risultati che vengono conseguiti e descritti dal piantumare riso, ad insegnare, a produrre elettricità o viaggiare con mezzi i più disparati si presentano nelle loro vera luce. Da questo risultato si può quindi partire quando si affronta la lettura dei “Sentieri del Villaggio” e da qui si partirà nell’incontro del 2 luglio. Conosciamo questi volontari che in questo caso si sono inventati autori di un libro perché credono che anche con questo strumento si può aiutare il loro progetto a Fanhe e i molti progetti che gente normale come loro portano avanti in Africa. Ecco il perché della scelta di Stile Libero e del Circolo Letture Corsare di presentare questo volume edito dalla casa editrice LAR Editore ed invito a partecipare alla serata anche con la riflessione che viene pubblicata nella quarta di copertina del libro : “L’Africa è il paese delle ingiustizie , dei soprusi e della violazione dei diritti; è il paese delle prepotenze dello straniero e del più forte, delle ricchezze rubate e sottratte. E’ il luogo dove l’umanità grida e soffre senza essere ascoltata”.E’ una frase di una clarissa di una missione presente a Bouar nella Repubblica Centrafricana che a noi piace amabilmente contraddire, noi voglio ascoltare quella umanità e i racconti dei volontari di Abala lite perché pensiamo che un mondo diverso è possibile! Dario De Vecchis

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Rileggendo propone il libro “Tutto iniziò a Halloween” di Anna Maria Bonavoglia dove si gioca con l’apparenze !

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C’è a Torino nell’elegante quartiere della Crocetta un condominio denominato “Margherita” si trova in via Vespucci. Questo condominio è al centro di una ingarbugliata storia che si svolge ai nostri giorni ma che prende origini in una notte di Halloween di qualche anno prima, quando sempre a Torino in via Filadelfia un gruppetto di ragazzini bussa alla porta di un antiquario dall’aspetto non certo rassicurante e che non ama i bambini men che meno quelli che gridano “Dolcetto o Scherzetto?”. Il giovane animatore che li accompagna, dovrà recuperare un pargoletto smarritosi in quella casa prima che l’antipatico antiquario possa mettervi le mani sopra e nella fuga rocambolesca per un attimo si ferma ad osserva un inquietante quadro . Questo è l’antefatto dal quale prende spunto anche il titolo del godibile libro giallo “Tutto iniziò a Halloween” che vi proponiamo questa settimana scritto dalla torinese Anna Maria Bonavoglia. Abbiamo detto che al centro del racconto c’è la visione di un quadro che è opera di un autore del Settecento tal Canlasso. L’artista si dilettava a dipingere immagini proibite, ai nostri giorni di genere pornografico, poi c’è un misterioso incidente stradale nel retro di un ristorante dove lavora Sara, una giovane ragazza che fotografa con il suo telefonino il quadro e che vive nel condominio “Margherita”. In questo condominio abita e lavora la signora Tina, all’apparenza una bellicosa portinaia che decide di prendersi cura della ragazza ricoverata in coma all’ospedale, ma che per la sua innata curiosità vuole indagare su quello che appare un incidente compiuto da un presunto pirata della strada. Prendete in mano la parola apparenza e a questa subito aggiungete il verbo ingannare e il gioco è fatto. Una chiave di lettura che per chi legge libri gialli è quando mai consueta e che anche in questo romanzo è il terreno fertile nel quale si è posata la penna dell’autrice. E’ la signora Tina la protagonista principale, portinaia amante dell’enigmistica e cuoca sopraffina (tanto che consigliamo a chi leggerà il libro di appuntarsi i vari piatti che vengono descritti all’inizio di molti capitoli) che decide di prendersi cura di Sara e che invece si troverà a indagare, aiutata da un funambolico terzetto di giovani collaboratori, su omicidi misteriosi e a confrontarsi con una serie di personaggi che non sono sempre quello che appaiono. Una storia dove si intrecciano giovani amori questi veri e non apparenti, si rafforzeranno preziose amicizie e grazie alla cocciutaggine della signora Tina si risolverà il caso. Come? E che giallo sarebbe se vi svelassimo l’assassino.. anzi a chi leggerà il libro facciamo un’ ultima domanda: chi è in realtà la signora Tina? Attendiamo risposta. Dario De Vecchis

Anna Maria Bonavoglia “Tutto iniziò a Halloween” , Pintore, pagg. 240 euro 16,50

Stile Libero 2013 con ” La danza delle lanterne” vince la “S” maiuscola della Storia grazie al suo autore Robertino Bechis!

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Iniziamo dalla fine questa volta per poter far comprendere a chi legge la presentazione del libro “La danza delle lanterne” organizzata dal Circolo Letture Corsare per Stile Libero 2013 nella sede di via Diaz 15 mercoledì 19 giugno. Iniziamo dalla fine e da un particolare significativo gli occhi di Robertino Bechis, occhi velati di commozione quando ha ricordato Dina Rebaudengo, la sua musa in un certo senso, perché come lei anche Robertino amante della Storia, si quella con l’Esse maiuscola, vive in tante occasioni sensazioni tra passato e presente senza poter fare una reale distinzione. E’ un pò il succo finale di tutta una serata all’insegna appunto della Storia, del Settecento in particolare e dell’assedio di Torino del 1706 con i protagonisti del racconto da quelli di fantasia dal piccolo Mattia e al suo gruppo di amici animali che lo accompagnano nei suoi viaggi nel passato e quelli reali come Vittorio Amedeo o il principe Eugenio. Robertino ci ha condotti per mano nel suo romanzo grazie anche alle argute e attente domande di Caterina Di Mauro, un’amica del Circolo che dimostra sempre non solo il suo amore per i libri e la lettura ma anche una grande capacità di analisi critica anche con quel regalo iniziale a Robertino che gli ha consegnato una immagine in A3 del quadro di Giovani Michele Granari del 1752 dal titolo “Mercato in piazza San Carlo” che è diventato la copertina del libro. Si è così compreso al meglio attraverso la descrizione di quell’affresco di vita sociale settecentesca lo sforzo letterario di Bechis che vuole dare al lettore con i suoi romanzi “la storia come mi piace vederla e conoscerla”. Certo non è solo un lavoro intellettuale di fantasia anzi Bechis per scrivere questo romanzo ha ricercato per ben quattro anni tra biblioteche, librerie e luoghi in molti casi scomparsi quindi si deve sottolinearne la grande professionalità e passione. Una ricerca che ha ricordato lo scrittore è stato un viaggio nel passato alla maniera dei “Gran Tour” degli scrittori del Settecento e Ottocento ma anche con qualche venatura salgariana. Salgari i suoi racconti che hanno appassionato milioni di ragazzi per una letteratura che certo era rivolta a loro ma non solo e anche per Bechis l’idea iniziale di voler puntare a scrivere romanzi per ragazzi si è poi diversificata. E’ vero che il protagonista principale è Mattia un ragazzo di dieci anni ma in quel bambino rivivono i desideri che sono nati e cresciuti con Bechis con un chiodo fisso viaggiare è scavare nella storia con fantasia. Nel caso del libro “La danza delle lanterne” il pretesto del nuovo viaggio di Mattia è quello di poter vedere un simulacro della cristianità “la Sacra Sindone” nel momento storico cruciale per la storia di Torino quello dei mesi dell’assedio dei francesi degli inizi del 1700. Rocambolesco? No, anzi un idea che poi si arricchisce delle descrizioni vere dell’ambiente del tempo, delle figure primarie ma anche di quelle secondarie ma vere, concrete reali che hanno fatto l’ossatura della trama del romanzo come Biagio il “brentatore”, dal cognome molto noto all’autore (ma non sveliamo altro) e con un mestiere appunto il brentatore scomparso e che definiva colui che era autorizzato all’assaggio del vino immesso sui mercati e a qualificarne e valutarne la bontà. Mestieri che non ci sono più ma anche luoghi caduti nel limbo o dimenticati come i tanti citati nel racconto con una Torino scomparsa o poco nota nonostante la quotidianità che porta ognuno di noi a passare per quei luoghi o monumenti, come il Castello di Santa Cristina di Borgaro con le sue stanze segrete e quel grande affresco di Torino dell’epoca o i quartieri di Lucento e Madonna di Campagna dove il nostro scrittore è nato e cresciuto e “dove si è fatta la guerra in quei lontani anni del Settecento” . Già la guerra che è così ben descritta da Bechis ma mai enfatizzata, una guerra di valorosi ma non di eroi, degli umili e dei condottieri ma sempre guerra con le sue lacerazioni, contraddizioni che spezzano vite, famiglie ma che danno anche l’opportunità ad una comunità come quella torinese di stringersi, di diventare più solidale come nell’episodio che da il titolo al libro. Tante scoperte nella “Danza delle Lanterne” come quelle intorno a Leonardo da Vinci che lasciamo anche in questo caso alla curiosità dei lettori e lettrici. Non rimane che ricordare che la serata è stata un successo di presenza di pubblico e una conferma anche per le letture dell’amico Diego Garzino accompagnato da Barbarakay Cisterna May. Questa volta a Stile Libero ha vinto la Esse maiuscola quella della Storia grazie a Robertino Bechis. Dario De Vecchis

Rileggendo propone “Occhi Chiusi” di Giulio Massobrio. Un giallo nella provincia piemontese degli anni ’60.

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Quando chiudiamo un libro ci capita molte volte di pensare che ci piacerebbe che continuasse. I personaggi sono diventati dei buoni amici e amiche e gli ambienti, i luoghi e le situazioni descritte sono entrate talmente in testa che in qualche occasione ci siamo sentiti dentro il racconto tanto da camminarci, viverlo. E’ questa la sensazione che abbiamo avuto leggendo il libro di Giulio Massobrio “Occhi Chiusi” E’ il giallo d’esordio dello scrittore alessandrino e già il titolo è un elemento fondamentale del racconto fin dalle sue prime pagine. Questo giallo corre su due binari, ripercorrendo una vicenda scabrosa accaduta alla fine della seconda guerra mondiale e che avrà la sua vendetta attraverso alcuni delitti solo una quindicina d’anni dopo agli inizi degli anni ’60. Una vicenda che si svolge ad Alessandria una città “in cui a dar la sveglia, nelle mattine nebbiose del lungo inverno, è la sirena della fabbrica Borsalino, gli operai e le guardie girano in bicicletta e le memorie della lotta tra fascisti e partigiani fanno ancora male”. Nella quiete apparente della provincia piemontese “dove non succede mai niente, ma succede di tutto” . Questo è un dato che ci ha coinvolti per l’infinita leggerezza e per l’attenzione e la cura dei particolari che Massobrio ha descritto. Forse è dovuto all’età dello scrittore che ha passato la sessantina ma anche per la sua esperienza professionale di storico e direttore di museo. La trama è tipica di un noir dove c’è un iniziale delitto quello dell’architetto Cammei, che viene trovato ucciso da un colpo di stiletto e trovato seduto in una panchina di un giardino pubblico. A indagare c’è il commissario Piazzi,un bel personaggio che subito si ama a tutto tondo. Piazzi ha una squadra di poliziotti di tutto rispetto intorno a se anche se ne conosce limiti e difetti ma conta anche su solide amicizie, che nascono in gran parte dalla comune e contorta vicenda partigiana vissuta: Mario professore, la moglie Carla e l’amica Franca, bellissimo medico che ha corso le Mille Miglia e che attrae Piazzi. Abbiamo detto dell’omicidio che con i delitti successivi fra emergere il marcio di un società provinciale e borghese che nasconde i suoi segreti per non rovinarsi gli affari. La formula funziona e Massobrio come abbiamo scritto all’inizio centra l’obbiettivo e quella voglia iniziale che la storia continuasse beh non ci sono problemi Massobrio sta già scrivendo il secondo libro della serie.

Occhi chiusi, Giulio Massobrio, Newton Compton pagg.286, 9,90 euro

Stile Libero 2013: Secondo appuntamento mercoledì 19 giugno a Bor garo con la Storia con Robertino Bechis e “La danza delle Lanterne”.

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Il Secondo incontro di “Stile Libero 2013” che andrà in scena domani sera 19 giugno a Borgaro in via Diaz 15 a partire dalle ore 21 sarà con un amico,scrittore e uno dei più appassionati protagonisti del Circolo Letture Corsare: Robertino Bechis. Bechis che ci farà entrare nel Settecento torinese con “La danza delle Lanterne” presentato da Caterina Di Mauro e con le letture di Diego Garzino e Barbarakay Cisterna May .Un libro dal titolo accattivante “La danza delle lanterne” con un sottotitolo altrettanto intrigante “Storia di un bambino nella Torino dell’ assedio del 1706” . Una storia torinese che come mi ha ricordato Robertino durante un incontro che parte “dalla rocambolesca fuga dei Savoia da Torino, il desiderio di salvare la Sindone dal nemico alle porte e un magico medaglione che nasconde lo spirito di Leonardo da Vinci. A questa storia di sparizioni e di apparizioni al tempo di Vittorio Amedeo II, si intrecciano i destini di un bambino di undici anni e di una città che, dopo averlo accolto nel piano della guerra, ritroverà il piacere della vittoria e il sapore della libertà”. Una storia fantasiosa ma anche una storia scritta con molto rigore scientifico, con certosina raccolta di fonti e di dati storici. Bechis quindi ha centrato il suo secondo obbiettivo editoriale dopo “Le Strade del Tempo” dove l’ autore si era cimentato in un romanzo ambientato nella Roma di Cicerone e di Catilina, la Roma Antica un suo grande amore! Questa volta però è diversa la scelta non solo storica ma anche quella editoriale visto che questo libro è stato proposto e accettato dalla coraggiosa e piccola casa editrice “arabAFenice” che cura con grande passione pubblicazioni dal carattere storico. Un bel viaggio nel passato. Il passato che Bechis esalta come nella bella dedica a Dina Rebaudengo ad inizio libro dove scrive “ Dedicato a tutti quelli come lei per i quali, almeno una volta nella vita, il tempo non è più esistito ed il passato è riemerso dalle tenebre come un presente già visto”. Bella dedica come bella è l’idea dalla quale è partito Bechis e che è la copertina del volume l’immagine di un antico quadro dove si descrive un attimo della vita quotidiana di piazza San Carlo nel 1700. Ecco l’idea quella non solo di osservare questa immagine ma di “ficcarsi dentro” con quella passione di ripercorre la storia, di vivere in diretta la quotidianità di quei tempi lontani e farli riemergere come attuali.La Torino del 1700 e non solo come per incanto è riaffiorata e si può gustare, odorare. Fateci dire che la parte che ci ha attratto di più è il racconto sul Castello di Santa Cristina con la figura della Madama Reale e i suoi amanti. Da buon borgarese acquisito Robertino non poteva perdere questa occasione di far risplendere nella giusta luce questo importante monumento locale. Per Robertino anche l’ omaggio a quella che lui chiama la sua musa la scrittrice e ricercatrice Dina Rebaudengo . Per gli amici e curiosi e amanti della scrittura un consiglio di lettura e appuntamento domani sera a Stile Libero. Dario De Vecchis

Stile Libero 2013: Pandiani apre la rassegna letteraria con Zara ” La Donna di troppo” tra Torino, amori, realtà, sogni e cremini di Pepino!

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Nel primo incontro di “Stile Libero” andato in scena gioved 6 giugno a Borgaro il papà di Les Italiens Enrico Pandiani non delude le aspettative anzi la sensazione che si è potuta apprezzare durante le oltre due ore di colloquio con Andrea Bragoni e Fabrizio Fulio Bragoni e le ottime letture di Diego Garzino è che lo scrittore ha trovato nel Circolo Letture Corsare una comoda casa. Questa volta protagonista del suo libro “Una donna di troppo” edito da Rizzoli è una investigatrice privata ed ex ispettrice Zara Bosdaves che si muove in una Torino ben tratteggiata dall’autore. Ed è paradossale che addentrandosi nella lettura del libro, come ha ben sottolineato Bragoni nel riassumere la trama, nei primi due capitoli Pandiani ha saputo giocare con l’identità della protagonista, pare infatti essere al cospetto di un uomo tant’è che il lettore si domanda “ma quando arriva Zara?”. Un bel gioco letterario come anche il richiamo ad Hitchcock in uno dei personaggi iniziali che si spaccia per uno scrittore. Pandani ha cambiato modo di scrivere come sottolinea anche Borla, ricorda infatti che “ho fatto un bello sforzo per passare dal passato prossimo dei miei Italiens allo scrivere al passato remoto con Zara”. Poi c’è una Torino più diretta e diversa da quella descritta dal resto dei giallisti “il vizio di molti giallisti è stato fino ad oggi di clonare “La donna della domenica” di Fruttero e Lucentini. Torino invece è cambiata e volevo raccontarne il cambiamento e il suo miglioramento. Oggi è una città bellissima e nel confronto con Parigi (nella quale fa vivere i suoi Italiens n.d.r.) non è più deficitario. Ad esempio il Po è oggi più vissuto e praticato della Senna”. In questa Torino si muove Zara, per Bragoni si muove come fosse una turista, osservazione acuta visto come ricorda Pandiani “Zara infatti arriva a Torino dopo aver vissuto in Veneto, dove ho fatto nascere questo personaggio femminile come una poliziotta, grazie all’invito fattomi da una nota azienda di grappa Brunello a scrivere un romanzo per i suoi clienti. Zara in quel precedente romanzo ha avuto una storia d’amore ingarbugliata con un giudice e un grosso conflitto con il padre anziano e vedovo che accusa di aver lasciato morire la madre. Da quel romanzo parte la storia di La donna di troppo ” . Una storia che lo scrittore ha voluto reale, nella quale si delineano rapporti falliti e conflittuali dei personaggi e fra i personaggi. Personaggi che badate bene hanno dei sogni, dei progetti e così appaiono reali e per Pandiani è giusto che sia così “perché per acchiapparmi una storia deve essere successa e si deve saper raccontare”. Nel libro molti sono i personaggi con questi profili: Francoise il compagno di Zara, Vinardi il cattivo che legge “Cecità” un capolavoro per Pandiani. Lo scrittore è anche molto attento ai particolari come sottolinea Bragoni chiedendogli come si documenta sulle armi o le arti marziali. Per le arti marziali in particolare l’aikido non nasconde di averlo praticato mentre per le armi non c’è passione ma grande attenzione alla parte tecnica di questi terribili oggetti. Insomma un libro che viene la voglia di leggere e di poter analizzare anche nella parte dei sentimenti come quando Borla sottolinea che “Zara è una donna che sa dire ti amo” ed ha anche un forte spirito materno che la obbliga a delle scelte vedi il rapporto con uno dei giovani personaggi: Filippo. Già ma qui si apre un altro capitolo del romanzo, uno dei capitoli chave quello “del rapporto genitori-figli”.Parole, parole che rotolano che coinvolgono i presenti, che fanno scattare domande e prese di posizione ed è questo il bello di Stile Libero! Alla fine un’ultima dedica ai gelati di Pepino delizia per il palato di Zara e per quello di Pandiani con un simpatico segnalibro a forma di cremino. Spentesi i riflettori qualche altra anticipazione viene dallo scrittore che ci annuncia non solo un nuovo libro con Zara protagonista ma anche un possibile incontro tra il suo amato Francoise e il commissario Mordenti… Attendiamo caro Pandiani e come sa la porta per lei è sempre aperta da noi del Circolo Letture Corsare perché gli scrittori non sono mai abbastanza come i lettori! Dario De Vecchis

Rileggendo propone “Requiem per un adolescenza prolungata” di Marco Bosonetto. Inno la lentezza !

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Requiem per un’adolescenza prolungata” di Marco Bosonetto è un libro che al di là della vivacità stilistica dell’autore è geniale per i contenuti che trasmette ed è per questo che vogliamo consigliarne la lettura. Il tema che emerge fin dal titolo è uno di quelli che ha attraversato l’opinione pubblica negli scorsi anni con l’introduzione dell’espressione: “i bamboccioni”. Un termine che ha messo alla gogna una intera generazione di giovani che commette il “reato” di continuare a rimanere nelle casa dei genitori senza pensare al proprio avvenire. Geniale quindi l’idea di scrivere una storia non certo paradossale. Come tutte le storie anche “Requiem..” ha un protagonista con un nome sintomatico Candido se poi ci aggiungete il cognome Neve ottenete subito un bel quadro del personaggio. Bosonetto descrive questo giovane con molta ironia ma anche con un filo di complicità che emerge alla conclusione del libro. Il protagonista vive a Torino, inconsapevole di quello che gli sta per accadere che la sua stessa esistenza è vissuta inconsapevolmente. Siamo nel maggio del 2013 e un decreto governativo impone una campagna per “lo sradicamento dell’adolescenza prolungata”. Arriva il 29 maggio e il caro Cosimo che abita sullo stesso piano della casa paterna, in un alloggio lasciato dalla nonna, come al solito si reca dai suoi genitori. E’ una azione rituale viste le sue condizioni economiche e occupazionali, ma la porta questa volta non si apre. Dietro alla porta i suoi genitori sono costretti a rimanere fermi da un solerte poliziotto delle CSAP (campagna sradicamento adolescenza prolungata). Sono gli stessi genitori, con qualche ritrosia della madre, ad avere denunciato il figlio che non capisce subito la situazione e che sentendo strani rumori provenire dall’alloggio pensa ad un sequestro. Corre alla polizia ma qui un arcigno commissario gli sbatte la cruda verità in faccia e da quel momento per Cosimo è tutto un susseguirsi di gustose quanto intrigate Situazioni. Situazioni che si svolgono tutte in un giorno e che gli daranno la possibilità di comprendere il mondo ad iniziare dalla sua personale condizione, per passare all’amore, alla riflessione sulla famiglia, al disprezzo per i politici e per il mondo sommerso che condiziona l’emerso celandosi abilmente. Si esce anzi non si esce dalla storia visto l’annuncio finale con molte domande e con relative convinzioni che, al di là del tono ironico usato da Bosonetto, la condizione umana e le sue fasi possono essere dettate da leggi scritte e non scritte, ma che per l’evoluzione della nostra odierna società pone a chi ci vive la legge della trasformazione sociale a velocità sempre più disumane rispetto alla saggezza del crescere con graduale lentezza!

(Mauro Colliandro)

Requiem per un’Adolescenza Prolungata
di Marco Bosonetto
Edizioni Meridiano Zero
124 pagine
10 euro