Archivio mensile:novembre 2013

Verso Racconti Corsari 2013: “Iter Fati” la poesia che lega il concorso. Le magiche parole di Cinzia Modena!

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“Due scarpe nere camminano, lucide, lungo una strada alberata, un attraversamento pedonale, un parco. Procedono con andatura tranquilla di primo mattino, incedono sicure del percorso intrapreso, come fossero del posto. Il pantalone grigio, tagliato bene cade morbido sul piede, non troppo lungo nè troppo corto, all’improvviso però svolazza senza sosta, mosso da una brezza non di stagione. Non ancora arrivato al parco, il soprabito si allarga all’improvviso in concomitanza di un incrocio: le scarpe nere si fermano, i pantaloni diventano bandiere al vento, il soprabito alza il bavero dietro al collo e stringe la cintura.

Il vento risveglia ricordi, porta parole lontane. Ha la capacità di smuovere non solo tessuti ma anche emozioni lasciate chissà dove. A volte il vento è semplicemente solidale con noi, e ci aiuta a ritrovare quanto vorremmo sentire o rivivere.

Iter Frati di Ermanno Raso è un cammino sulla strada del vento. Cinzia Modena

Iter Fati è il filo rosso poetico per la matassa delle storie di Racconti Corsari 2013.Una poesia che lega tutti i racconti. Sarà ma questa volta per Racconti Corsari la chiave di lettura parte dalla sezione più giovane del premio letterario quella dedicata alla Poesia.Senza scomodare i grandi poeti del passato e del presente pensiamo che anche quest’anno la scelta della giuria preposta abbia fatto centro con il poeta premiato: Ermano Raso. Un premio doppio se pensiamo che il titolo di una sua composizione “Iter Fati” è anche il titolo che diamo a questo volume. Dopo innumerevoli versioni fatte in sede di discussione tra alcuni giurati che qualcosa di latino masticano, la traduzione del titolo interpellato il poeta è semplice e allo stesso tempo corposa: La Strada del Destino… Iter Fati. Il destino anzi continuiamo a scriverlo con il suo “vestito” latino il Fato ha legato questa poesia di Raso ai racconti vincitori. Penetra nella storia scritta da Dario Molino vincitore della sezione “Tema Libero” con il racconto “Dal Quinto piano”. Genesio il protagonista nella trama della storia in quella caduta dal davanzale rivede “il cammino della sua ombra” la frase iniziale della poesia di Raso . Un ombra quella che pare essere Blessing, la donna emigrata che attraversa Piazza Castello, una dei protagonisti del racconto di Jacopo Giorgi “ Figli dello stesso cielo” vincitore per la sezione “Piemonte e Solidarietà”. Blessing che “cammino con la mia ombra nella strada del vento battuta dai ricordi” i versi iniziali di Iter Fati. Blessing che vede spengere i ricordi della sua terra lontana . E continua Iter Fati “dove echi di albe dorate sussurano palpiti innamorati” ecco farsi avanti Gabriela , la giovane tennista protagonista del racconto “Gioco, Partita,Incontro” di Carmine Trillino vincitore nella sezione dedicata allo “Sport”. Gabriela si innamora di Stefano e il tennis che la rinchiude nella sua gabbia piena di rinunce seppur dorata è la molla per cambiare il destino della sua vita…Iter Fati. Il Fato che come scrive Raso nella parte finale della poesia diventa “..un gelido silenzio di cristallo si fa presago di sorti ostili” . Sorti ostili con le quali si scontra il vecchio Marino. Lui il protagonista del “Re del Mare” il racconto di Laura Poletti vincitrice della sezione “Racconti per ragazzi” vorrebbe la normalità, una vita tranquilla dopo aver giocato con la sorte per troppo tempo ma sorti ostili fanno rimettere in gioco il suo destino. Già un destino che lo accomuna al protagonista senza nome del racconto “Un alto concetto di dignità” di Anna Vera Viva che è stata premiata con una menzione speciale dalla giuria degli scrittori. Lui odiava Gino, personaggio squallido ma molto contemporaneo e questo “innominato” costruisce lentamente il destino di quel suo sordido rivale e il suo. Il destino anzi il filo rosso Iter Fati , la matassa di quest’anno di Racconti Corsari si è ormai tutta sciolta o quasi… Abbiamo citato i vincitori e inventato una storia nuova attraverso una poesia. La storia di una matassa “Racconti Corsari” e del suo viaggio (iter) letterario che ha avuto un destino concreto grazie ai e alle protagoniste che si incontrano dietro le sue quinte . Un viaggio e un destino che da nove edizioni accompagna la volontà, il divertimento e la caparbietà di buoni compagni e compagne. Le persone di Racconti Corsari sono identiche, diverse, opposte, gli uomini e le donne hanno ruoli identici, diversi e opposti, ma è solo una convenzione. Quello che conta è scoprire quello che si desidera davvero, e una volta ottenuto prendersene cura ed ecco la sorte, il fato, il destino che fa vivere e crescere Racconti Corsari. Si intreccia la matassa, si riannoda ma il filo rosso che la compone è ricco di sensazioni di chi ama leggere e scrivere come il presidente della giuria degli scrittori Gian Luca Favetto. Favetto conosce bene l’arte dello scrivere, è puntiglioso, scrupoloso perchè affonda le sue origini di scrittore dalla Poesia quindi conosce bene il senso di Iter Fati. A lui piace intrecciare esperienze con altri scrittori e i nostri “corsari” sono una specie particolare. Gli scrittori corsari amano le sfide e per loro il loro premio letterario è un punto fisso anche per la loro crescita letteraria . Andrea Borla, Guerrino Babbini, Robertino Bechis, Alessandro Del Gaudio e Cinzia Modena sono buoni compagni di viaggio perché anche a loro piace inventare storie. Buoni compagni di viaggio come i ragazzi della Eris edizioni che per il secondo anno ritornano a pubblicare il libro che vi apprestate a leggere e in particolare vogliamo ringraziare Anna Matilde Salis. Le donne in questo premio sono quella marcia in più e molte volte hanno cambiato il destino dei racconti da giudicare e premiare. Le nostre in particolare sono lettrici attente, che non lasciano nulla al caso come si può assistere durante gli incontri della giuria dei lettori che determinano le terzine nelle singole sezioni dalle quali si stabiliscono i vincitori. E allora in stretto ordine alfabetico un grazie a Mafalda Bertoldo, Nunzia Di Gioia,Caterina Di Mauro,Carla Fava, Barbara Naretto, Morena Pletenaz. Un viaggio e un destino avere poi compagni veri come Michelangelo Bertuglia (lo zio Miki) e Roberto Rinaldi. Non ci stancheremo mai di scrivere che sono loro il motore di questo premio letterario. Siamo quasi alla fine del viaggio e della matassa anzi del filo rosso ma rimane un pezzo importante. Sono le associazioni e gli enti da ricordare e che ci supportano da anni e quindi grazie alla Città di Caselle e al suo sindaco Luca Baracco, alla Società Cooperativa Operaia e Agricola di Borgaro, all’ Uisp Ciriè-Settimo-Chivasso, all’associazione Liberi Tutti di Leinì, al Circolo Letture Corsare di Borgaro. Da anni fanno rete anzi matassa con le due associazioni borgaresi più importanti per Racconti Corsari: Parole e Musica onlus e il Circolo Culturale e Ricreativo “Enrico Berlinguer” . Il filo rosso si è tutto srotolato e anche per quest’anno il nostro Iter si è concluso e il Fato se sarà benigno visto i tempi di crisi se vorrà ma si che vorrà ci aiuterà ad inventare una nuova storia e un altro “Iter Fati!” e allora… “Ad maiora” e arrivederci alla Decima edizione di Racconti Corsari!

Dario De Vecchis

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Verso Racconti Corsari 2013. Intervista ad Andera Borla sul raccont o menzione speciale “Un Alto concetto di dignità” di Anna Vera Viva

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Partiamo dall’attacco del racconto di Anna Vera Viva per comprendere la scelta della giuria degli scrittori di onorarla con una menzione speciale, cosa colpisce ?

«Io Gino lo odiavo. Questo era certo» . È uno strano modo per iniziare per “Un Alto conceto di dignità” un racconto presen­tato nella sezione “Solidarietà” di un concorso letterario. Ed è forse questo il principale motivo per cui la Giuria ha deciso di attribuirgli un premio speciale.

Questo è un racconto che mette al centro l’Odio ?

Infatti il racconto di Anna Vera Viva muove i propri passi del­la genesi dell’odio: dalla ricerca senza risultato della sua origine in un attimo, un fatto, un episodio al seme che attecchisce «silenzioso… innocuo, asintomatico» ed entra a far parte della vita del protagonista per non abbando­narlo più. Tale sentimento è il «prologo della nostra rovi­na», che si moltiplica e riproduce fino a diventare unico punto di riferimento della vita del protagonista: l’odio, fomentato dalla delusione, che negli anni si è affiancato alla rabbia e al disprezzo.

Chi è l’odioso Gino?

Gino, un personaggio pubblico che impersonifica la clas­se politica italiana. Gino è l’emblema della corruzione materiale e mora­le, di chi è capace soltanto di parlare («Aveva iniziato la sua carriera dondolandosi pigramente tra la piazza e la sede del partito, comodamente, senza fretta. L’unica dote indispensabile era saper parlare. Dopo essere tesserati») e di defraudare il proprio paese, che non merita conside­razione e che spinge «le sue famiglie a emigrare per poter sopravvivere». Gino è anche «il furbo che la fa sempre franca, che esce di scena prima di essere spazzato via da qualche ventata di pulizia che di tanto in tanto cercava capri espiatori al marciume generale». E per questo deve essere punito, in un rogo che è simbolo della fine augurata a tutta la classe politica. Eppure non è questa la causa del suo assassi­nio.». È a causa di Gino e di quelli come lui se gli emigranti non nutrono per l’Italia nostalgia o senso civico: non c’è nulla da restituire a «un paese che non mi ha dato niente» e in cui non si ritor­na nemmeno per esercitare il voto. Sono questi i segni di una lontananza che sa di frattura, causata da «clienteli­smo, appalti fittizi, corruzione, (…) un marcio [che] non ama la solitudine».

Mentre il protagonista come puoi descriverlo ?

Il protagonista prova ideali di giustizia ma ammette che non è quello il volano delle sue azioni: «se ci si muove lo si fa per sé». Compie un omicidio non tanto per l’odio accumulato negli anni quanto per recuperare la propria dignità, per riprendersi «quel che era mio. Un significa­to». Proprio questa consapevolezza gli dà la lucidità ne­cessaria per pianificare le proprie azioni con freddezza e attenzione fino a osservare con fierezza il proprio «capo­lavoro».

Oltre ad un dualismo maschile c’è anche quella tra due donne?

Molto interessante, sotto questo profilo, è il secondo dualismo che presenta il racconto, quello che contrappone due donne. Da una parte Rosaria, la moglie del protagonista che ama la sua patria nonostante tutto, e dall’altra la figlia che, nata all’estero, non si sente italia­na e non comprende come si possa amare un Paese che «non fa nulla per la propria gente».

Qual’è il messaggio che si coglie dal racconto?

Un alto concetto di dignità getta uno sguardo in uno specchio nero, che riflette l’opposto della solidarietà, un’immagine in negativo, un doppio oscuro, una neme­si. Grazie a questo riflesso il lettore ha la possibilità di confrontarsi con la tentazione vissuta dal protagonista e osservarlo mentre cede alla lusinga dello sfogo. Viven­do quei momenti potremo decidere se e quanto valga la pena lasciarsi soggiogare dall’odio nell’atto di punire una società più che un individuo. Provare disprezzo e ri­pugnanza per un atto abietto o godere del piacere della vendetta vissuto per interposta persona è una scelta che lasciamo a ognuno di voi.

Rileggendo propone Erri De Luca “Il giorno prima della felicità”. Un libro di straordinaria bellezza!

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Ci sono libri che ti toccano le giuste corde, che ti colpiscono dentro e che quando hai finito di leggere viene voglia di ricominciare perché è giusto così ne senti dentro la voglia e la passione. Ci è capitato questo leggendo il libro di Erri De Luca “ Il giorno prima della felicità” edito nel 2009. Un gran libro fin dalla copertina bianca che illumina, acceca perché piena di luce e ci si perde! De Luca ci racconta della sua Napoli, una Napoli ferita ma piena di solidarietà e di vigore, la Napoli della guerra, delle 4 Giornate e quella del dopoguerra che si ritirà in se stessa che riprende le sue “abitudini”. La Napoli del popolo, quel popolo che quando si alza non può essere fermato irrompe nella scena e si scatena contro chi l’opprime. Sono ricche e vere le pagine del libro, con la voglia di riscatto ma anche con un eguale disincanto che non è semplice fatalismo ma filosofia dell’essere e del vivere in maniera concreta in una realtà dura molte volte e che appare senza avvenire. E’ una storia per l’anima quella che ha scritto De Luca. Una storia che nella trama può apparire una semplice storia cittadina: Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta sotto la sua ala protettiva trova rifugio un giovane ragazzo chiamato “Smilzo”, un orfano pieno di passioni che vive in silenzio. Don Gaetano ha una particolare predisposizione quella di leggere nel pensiero della gente e lo Smilzo conscio di ciò offre i suoi sentimenti al suo maestro di vita perché possa trasformarle in idee ed emozioni che gli danno la spinta a vivere. Lo Smilzo è un ragazzo complesso , ha imparato a sfidare i compagni, le altezze dei muri, le grondaie, le finestre dei palazzi che fanno da rifugio alla sua solitaria vita. Tra le tante finestre raggiunte c’è ne una in particolare dove ha continuato a guardare, dove viveva una bambina, una sorta di fantasma che dopo molti anni riappare nel corpo di una desiderabile donna: Anna. Una figura femminile che torna tardivamente a sfidare la memoria dei sensi, a sconvolgere lo Smilzo che è attratto da lei e dal suo amore impossibile. Lo Smilzo non si illude e cresce attraverso i racconti di don Gaetano, cresce e impara che l’esistenza è rito, carne, sfida, sangue e comprendendo il senso del “giorno prima della felicità”. È così che i due uomini si dividono in silenzio le passioni, è così che l’uomo maturo consegna un giorno al giovane il coltello che lo dovrà difendere dall’onore offeso, è così che la prova di un duello apre la strada allo Smilzo a una nuova migranza che durerà il tempo necessario a diventare uomo come fu per il vero padre.Indimenticabile!Dario De Vecchis

Erri De Luca, “ Il giorno prima della felicità”, Feltrinelli, pagg.133 ,13 euro

Verso Racconti Corsari 2013.Intervista ad Alessandro Del Gaudio sul racconto vincitore della sezione Sport “Gioco Partita Incontro” di Carmina Trillino

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Continua la serie di interviste Verso Racconti Corsari 2013 che si chiuderà prima del 30 Novembre quando a Caselle si svolgerà la premiazione a Palazzo Mosca in Sala Consiliare . Questa volta intervistiamo Alessandro Del Gaudio che per la giuria degli scrittori ha curato la postfazione al racconto vincitore della sezione Sport “Gioco partita incontro” scritto da Carmina Trillino.

Prima di tutto perché ti ha affascinato il racconto?

Posso partire dalle sensazioni che tutte le volte che in tv terminava una partita di tennis, con la vittoria o la sconfitta del giocatore per cui facevo il tifo. Subito dopo provavo gioia o dispiacere, e mi domandavo come dovesse sentirsi nell’uscire dal campo lo “sconfitto”. Lo immaginavo andare in albergo per fare le valigie e tornare a casa, in attesa di un nuovo aereo da prendere e una nuova città in cui giocare. Ma in fondo cos’è la sconfitta nel tennis? Ci sono le partite e ci sono le sfide. Le sfide sono di due tipi: quella contro l’avversario storico, con cui si è destinato a giocare le partite più agguerrite, in un duello decennale; e quella con se stessi, in cui il tennis diventa l’incarnazione di un conflitto interiore, personale, in cui il superamento dei propri limiti – e dei propri risultati – diventa una prova di forza, di audacia, di carattere”.

Descrivici la protagonista del racconto ?

“E’ un personaggio di invenzione, che deve il suo nome alla campionessa argentina Gabriela Sabatini. Ma anche gli altri personaggi si ispirano a tennisti realmente esistiti e tutti entrati nella storia: Stefan Edberg, Martina Navratilova e John McEnroe. Gabriela non conosce una vera infanzia. Non ha un padre, a cinque anni deve rinunciare a giocare con gli altri bambini e a ricevere in regalo dei giocattoli, perché la madre ha in mente per lei solo un futuro da atleta e i soldi vanno spesi per comprare la prima racchetta. La bambina dapprincipio odia il tennis, ma poi impara a vederlo come un gioco, un divertimento. Gli allenamenti cominciano nel luogo che per antonomasia rappresenta il rifugio, il calore, la protezione: la propria casa. Dopo le quattro mura domestiche non bastano più, ci sono i banchi di scuola e i campi da tennis. La passione esplode in Gabriela, che analizza ogni attimo del gioco, lo immortala come in un album di istantanee, fino a trasformare il tennis in un metro di giudizio, in uno strumento di conoscenza della realtà, l’unico di cui si fidi”.

Fin qui la descrizione della protagonista ma da questa non si coglie la ricchezza del racconto?

“Infatti nel racconto di Trillino, però, non c’è solo questo. Gioco, partita, incontro è anche una storia di scoperte prima, di distanze poi. Gabriela scopre il tennis, lo interiorizza, ne fa la propria vocazione fino a quando non scopre che la vita riserva altre sorprese, come il mare, o l’amore. Sappiamo che il paese in cui Gabriela è nata il mare non c’è, quale scoperta deve essere per lei l’oceano australiano, quando campionessa di fama mondiale si reca a Melbourne per disputare gli Australian Open. Qui incontra Stefano. L’amore. Ogni scoperta presuppone una rinuncia, perché richiede una scelta. Gabriela deve decidere prima tra la propria felicità e quella della madre. Poi sono gli allenamenti con il suo maestro – John – ad entrare in conflitto con il suo bisogno di appartenere a qualcuno, di poter stare con Stefano, di potersi legare a lui e potere in lui trovare quella figura maschile protettiva e accogliente che il padre non è stato.Il tennis pone Gabriela di fronte a nuove sfide, sarà sempre così. Non finirà tutto con l’ultimo torneo vinto, neanche con il Grande Slam, traguardo riuscito a pochissimi campioni nella storia di questo sport (tra di essi non figura la Sabatini). Perché dove finisce lo sport, non si smette di giocare. Le partite al quinto set che non si chiudono con il tie break, tiene a precisare la protagonista, vanno avanti a lungo, un gioco dopo l’altro, senza fretta di vincere, solo di vivere. “

Verso Racconti Corsari 2013. Intervista a Cinzia Modena sul racconto “Il Re del mare” vincitore nella sezione “Ragazzi e Fantasy”.

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Verso la premiazione del 30 novembre a Caselle continua la presentazione dei racconti vincitori della nona edizione di Racconti Corsari questa volta entriamo nel racconto “Il re del Mare” di Laura Poletti che ha vinto quest’anno l’edizione di Racconti Corsari nella sezione Ragazzi e Fantasy grazie alle puntuali riflessioni di Cinzia Modena.

Allora Cinzia prima di tutto descrivici i protagonisti del “ Il re del Mare” ?

“L’autrice presenta dalle prime righe i protagonisti: il giovane Enzo e il vecchio Marino. Enzo lavora al porto e Marino sembra ai suoi occhi un maestro in fatto di donne, Marino si interessa alla vita privata del giovane. Tra i due si instaura a poco a poco un buon rapporto”.

Come li descrivi sono personaggi comuni?

I protagonisti potrebbero essere i miei vicini, i vostri dirimpettai. Nostri conoscenti o amici. Persone che incrociamo lungo le scale o con cui prendiamo l’ascensore. Conoscenze dei periodi estivi, per quanti hanno la casa al mare o per quanti vanno a trovare parenti che abitano lungo la costa. Si scambiano due parole nell’androne di casa, un caffè al bar, si organizza una cena e la familiarità ci fa dire di conoscere tutto degli altri. E’ interessante arrivare alla fine del racconto “Il re del Mare” di Laura Poletti per verificare se alla fine di esso si può in effetti affermare che sia proprio così.L’autrice ci conduce in un paese di mare e ce lo fa conoscere per gradi, in un crescendo di tensione, con dei fermi immagini evidenziati da un faro immaginario che illumina le singole scene. Sullo sfondo il porto e i pescatori e il retrogusto della salsedine ”.

Questo retrogusto di salsedine è curioso ma è complice di storie d’amore?

Enzo è imbranato con le donne, anche quando conoscerà a una cena Claudia, la nuova vicina con la passione per la fotografia, l’esperienza è stata condizionata da un incontro fortuito che ha fatto Enzo lungo la strada: un uomo africano. Perchè il ragazzo è rimasto sconvolto da questa persona al punto da non notare una scollatura provocante di una avvenente ragazza?”.

Una scollatura provocante che non viene notata da Enzo e quindi un diverso modo di vedere il mondo da parte dei protagonisti?

“ Laura Poletti fa raccontare a Claudia che “Per i ritratti non conta la luce, ma l’espressione della persona […] preferisco riprendere le persone nel loro ambiente, mi sembra di ottenere un risultato più vero.” . L’autrice sta fornendo degli indizi? Forse è il caso di pensare in senso affermativo. Da questo momento, infatti, l’attenzione dei protagonisti si sposta verso nuove inquadrature. Enzo non penserà più ai suoi problemi con le donne ma a un pericolo serio, che lo cattura per caso con uno sguardo, e vuol capire da dove trae origine. Marino sarà coinvolto da una rete immaginaria, un tranello senza colpevoli, potremmo esser stati tutti, uno di noi, e da allora sarà molto lucido passo dopo passo nelle sue scelte, infine Claudia, la donna della macchina fotografica, farà sentire anche lei la sua voce ma a modo suo”.

Che trame intriganti emergono nel racconto ma in fondo chi è “Il Re del mare” ?

L’autrice con tempi narrativi sempre più veloci porta il lettore a scoprire passo passo con i protagonisti le avventure che si trovano ad affrontare, con incertezze e con coraggio e in questo ambito sta al lettore capire quanto viene celato in una piccola realtà marina e scoprire chi o cosa sarà il Re del mare”. Dario De Vecchis

Rileggendo propone ” Il rumore della terra che gira” ovvero la volontà di incidere oltre la vita !

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Andare oltre la morte con il desiderio di lasciare non solo tracce del nostro passaggio sulla Terra ma anche contribuendo oltre la vita al suo rumore! Tutti davanti al motivo della nostra esistenza vi abbiamo pensato magari con più o meno enfasi o riflessioni filosofiche o teologiche. La volontà di incidere oltre la vita è anche il sogno del personaggio che sta sullo sfondo del libro “Il rumore della terra che gira” di Roberto Saporito. Il personaggio non certo secondario è un anziano patriarca che nelle campagne e colline d’Alba che lascia in eredità una consistente somma di denaro e tre case, una accanto all’altra ai suoi tre nipoti: una scrittrice di un certo successo quarantenne che vive a Roma e ha una relazione omosessuale, il fratello Mattia pittore ed eroinomane che vive a New York e alla figlia di quest’ultimo Francesca irrequieta ventenne che gira mezza Europa e frutto del grande amore del padre spezzato in maniera tragica nella sua caotica giovinezza per la sopraggiunta morte della madre. Un destino infame che molti anni prima aveva colpito i due fratelli da ragazzi con la morte dei loro genitori in un incidente stradale e i due nonni paterni che lì fanno crescere con la loro idea di mondo semplice, virtuoso, rigido e regolato dallo scandire delle stagioni e dai risultati materiali da ottenere con caparbietà. Il nonno alla sua morte lascia la sua eredità non solo materiale ma anche il suo mondo alla giovane scrittrice che rientra ad Alba riottosa di questo ritorno dal quale vuole fuggire. Con il tempo si accorge che la volontà del nonno si può realizzare e con caparbietà cerca il fratello e sua nipote. Il racconto si muove agilmente nella costruzione dei momenti, trasferendo l’io narrante dall’uno all’altro dei tre protagonisti, accomunati dall’assenza degli affetti, dal peso di ingombranti vuoti da colmare. Tre persone che alla fine si ritrovano ma che scoprono essere lontani, sconosciuti, egoisti. I legami con quella terra albese che li aveva accolti nella loro infanzia e adolescenza è spezzato, dimenticato, perduto. Il microcosmo dei protagonisti del racconto si scontra infatti con una realtà che impone sempre di più accelerazioni e momenti di svolta che generano inadeguatezza comunicativa, impossibilità di costruire un mondo ricco di semplicità, onestà e dignità. La volontà del nonno rimane così sospesa, realizzabile in parte per la scrittrice anche se le sicurezze, le convinzioni di quel mondo con gli anni si sono sgretolate. Si riflette chiudendo il libro con una certa amarezza sui protagonisti e la forza vincolante delle loro debolezze che possono sovrapporsi alle esperienze singolari, personali e intime di ognuno di noi. La dinamica scrittura di Saporito ci offre comunque una buon libro, suddiviso in capitoli brevi, con una trama che si rivela di adeguata e godibile lentezza, lucidità nel quadro di una struttura minimalista che attrae il lettore. Dario De Vecchis

Roberto Saporito , “Il Rumore della terra che gira” , Perdisa editore, pagg.114 , 12 euro

Verso Racconti Corsari 2013. Intervista a Robertino Bechis sul racconto “Dal quinto piano ” di Giorgio Molino vincitore della Nona Edizione per la sezione “Tema Libero”

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Per “Verso Racconti Corsari 2013” è la volta del nostro scrittore corsaro Robertino Bechis che ha curato la postfazione del racconto di Giorgio Molino “ Dal quinto piano “ vincitore per la sezione “Tema Libero”.

Al centro del racconto di Giorgio Molino c’è la figura di un professore dal cognome che è già tutto un programma: Genesio. Ci può fare un ritratto?

“Sin dall’inizio del racconto si percepisce il carattere introverso del protagonista, la sua solitudine e l’infinito amore per il lavoro che svolge. E’ un lavoro nel quale egli consuma tutte le proprie energie fisiche e mentali e forse sta in quell’infinita dedizione la causa scatenante della scelta estrema. Quel “ vim “ accusativo di “ vis “ sconsacrato superficialmente con un “ vici “ che a tutt’altro allude, anche se pensato nella lingua madre, porta il protagonista della storia a perdere ogni speranza. Genesio ha concentrato troppa energia nell’insegnamento e l’apparente pochezza del ruolo che ora si trova a svolgere l’ha costretto ad una perdita di identità, ad una sconfitta della propria dignità”.

Appurato che quest’anno a Racconti Corsari va di moda il Latino andiamo avanti. Conoscendo Molino che ha anche presentato un suo romanzo in una serata organizzata dal nostro Circolo Letture Corsare verrebbe da scrivere che è un racconto autobiografico visto la professione dello scrittore ma spero per lui che così non sia visto che invece Genesio appare uno sconfitto?

“ Ad un certo punto dell’esistenza, il professore di liceo si accorge di non essere più protagonista di una costruzione più complessa ma soltanto l’ingranaggio di una scuola che si trascina nell’ordinario e nell’indifferenza dei suoi stessi studenti. Nasce così la scelta estrema di togliersi la vita, certamente sempre esecrabile anche se umanamente comprensibile qualora sia dettata dalla prostrazione provocata dalla malattia. Tanto più esecrabile quanto più l’intenzione e il gesto sono consapevoli. Mentre l’uomo si vede in procinto di compiere il suo atto estremo si fa scrupolo di immaginare la disapprovazione della vicina del quarto piano. La verecondia verso il prossimo è un sentimento estremamente umano ma pur sempre incomprensibile di fronte ad un’azione che di colpo cancellerebbe la percezione di qualsiasi giudizio sospeso sul nostro modo di vivere”.

Un suicidio, un argomento non certo facile da descrivere in un racconto ?

“Un tema che, da sempre, ha affascinato scrittori e artisti non meno dei filosofi. Lo stesso Dante, nella Divina Commedia, colloca i suicidi nel Libro dell’Inferno, nel cerchio dei violenti contro se stessi. E Kant considera immorale il suicidio poiché non può diventare legge universale; allo stesso modo San Tommaso d’Aquino, uno dei Padri della Chiesa, colui che rinnegò il suicidio come atto contro Dio poiché il libero arbitrio di ogni uomo si ferma di fronte alla sacralità della vita, miracolosa creazione dell’Onnipotente”.

Ma lasciando il tema del suicidio alla curiosità del lettore nel racconto ci sono altri personaggi o ambienti da sondare in particolare una ragazza di buona famiglia e sua madre che diventano importante per Genesio ?

“ Le lezioni private alla figlia della facoltosa borghesia immersa nel verde della collina rappresenta la soluzione al disagio di vivere, alla disperazione in cui è caduto l’insegnante. Nella miseria di un mondo fatato Genesio ritrova il percorso della propria esistenza.A suo modo, il contatto con la famiglia benestante alla ricerca di un precettore per la figlia è paradigmatico del nostro approccio esistenziale all’umanità che ci circonda. Siamo abituati a guardare al mondo come se esso ci facesse vedere soltanto la condizione di chi, apparentemente, gode di una situazione migliore o più felice e fortunata della nostra. Il professore torna dalla lezione nella villa in collina con la sensazione di “ cadere dal paradiso terrestre “. E’ stato colpito al cuore dalla bellezza delle donne incontrate, dall’amenità dei luoghi, dall’affabilità degli ospiti dall’inesprimibile serenità che traspare dalla casa che ha lasciato. Non c’è strabismo mentale nello sguardo del professore. Lui, come nessuno di noi riesce a gettare una vista sulla situazione di chi conduce la sua vita, costretto dalle ristrettezze dell’esistenza, ad una condizione ben più miserevole di quella che ci appartiene”.

Ritorna ancora però il gesto estremo, il suicidio ?

“E’ vero. Paradossalmente, la chiave di volta del racconto è nella consumazione del gesto estremo da parte di qualcun altro. Una donna fatale, collante di una famiglia ideale che abita in una casa perfetta e in un luogo da invidia ha deciso di consumare una scelta tragica.

Non rilevando il finale quali considerazioni finali pensi si possano trarre dal racconto?

Forse, in questo caso, la banalità del quotidiano induce la risposta: tutto ciò che ai nostri occhi appare bello e lucente, a volte, rivela il suo lato oscuro e il suo carico di pene e sofferenze”.

C’è allora una redenzione nel professor Genesio?

“ …. ! “

Ottima risposta … !