Archivio mensile:marzo 2014

Rileggendo propone “Le nostre assenze” di Sasha Naspini. Un ottimo frutto letterario !

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Chiudi l’ultima pagina del libro “Le nostre assenze” di Sasha Naspini (pubblicato da Elliot) e vorresti continuare il racconto pensando che questo sia un diritto del lettore che è entrato nella storia di un ragazzino toscano lo ha visto crescere fino a lasciarlo uomo alle prese con i conti di tutta una vita, conti che non tornano mai e che sono iniziati al termine della sua infanzia. Ma per lo scrittore il diritto del lettore a questa possibilità significa tradire i personaggi che ha costruito, plasmato. Personaggi nel caso di Naspini che vengono liberati dallo scrittore con una scrittura profondamente creativa, che vivono la loro storia con grande realismo che pensavamo non potesse migliorare dopo il suo penultimo libro “I Cariolanti” e ne siamo contenti. La magia della scrittura di Naspini si rivela proprio per questo realismo dei personaggi che vedi muovere,ne comprendi i loro pensieri, si può tentare di descriverli, vederli. Questo è il frutto più bello che ci offre la lettura del libro. La storia, quasi tutta ambientata in Toscana eccezion fatta dell’ultima parte che si sposta nel continente americano, ha molti momenti chiave ma in primo luogo un drammatico iniziale avvenimento dove Michele amico del protagonista viene inghiottito dalla terra dove che i due ragazzi avevano trovato una tomba etrusca con il suo prezioso tesoro di reperti. Avevano scavato come faceva il padre del protagonista che per sbarcare il lunario faceva il tombarolo. Un padre assente per molti motivi, un uomo spaccato, alla ricerca della sua strada fortunata, evitando i conti con il mondo reale, cercando la strada più breve per avere un successo. Il ragazzo cresce con la madre, una donna forte, le figure quasi mitiche dei nonni e delle nonne, la rigidità di Piero, il nuovo compagno di vita della madre, i fratelli che arriveranno . Ma il ragazzo cresce con le sue assenze e la sua vita sfocia in altri drammatici avvenimenti, sfidando la sorte e mettendo in forse anche i suoi progetti di vita. Leggete “Le nostre assenze” , entrateci dentro, vivetelo , amatene le passioni, gli amori e i drammi un libro scritto con grande cuore da Naspini! Dario De Vecchis

Sasha Naspini, “Le nostre assenze”, Elliot, pagg. 190, euro 16,00

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Venerdì 21 Marzo a Consiglio d’Autore è andata in scena “La Sinfonia ma tematica” della piramide di Cheope con Marco Fiorini e Robertino Bechis

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A Consiglio d’Autore è andata in scena la passione per Storia. Non si potrebbe dire altrimenti della bella serata che ha visto come protagonista Marco Virgilio Fiorini e la sua tesi sulla costruzione di una delle Sette meraviglie del Mondo la Piramide di Cheope. Per Fiorini questa piramide è” una sinfonia di matematica!”. Una delle frasi più ad effetto che Fiorini ha pronunciato nella bella e appassionata serata che Robertino Bechis per il Circolo Letture Corsare ha organizzato nell’ambito della rassegna “Consiglio d’Autore 2014” andata in scena nella sala consigliare di Borgaro venerdi 21 marzo. La passione e lo studio per questa piramide per Marco Fiorini è cresciuto fin dall’infanzia con la lettura di uno delle pietre miliari della letteratura archeologica “Civiltà Sepolte” di C.W.Ceram e la passione per la Piramide. Sicuramente questo autore ha influenzato Fiorini che arriva a sostenere che i risultati che 48 secoli fa portano alla costruzione di questa meraviglia sono ancora ignoti e né gli storici e né in particolare gli egittologi hanno a suo dire capito la sua funzione. Si è ipotizzato di tutto in questi secoli, molte volte in maniera fantasiosa ma forse la risposta sta semplicemente nella volonta degli Egizi di lasciare al mondo un loro segno indelebile e senza dubbio lo è ancora con i suoi tanti misteri. Una costruzione perfetta sotto ogni punto di vista sia nelle sue dimensioni che reggono il confronto si dall’altezza di 146 metri con le costruzioni più moderne dalla Mole Antonelliana all’Empire State Building, sia per i volumi del materiale della quale è prodotta che possono coprire ben 8 campi di calcio. Fiorini ha subito messo però le mani avanti lui non nè un storico nè un egittologo ma un architetto che ha cercato di comprendere come la Piramide sia stata costruita e questa tesi ha racchiuso nel libro che ha presentato nell’incontro “Nel cantiere della grande Piramide”. Prima di tutto ha dato merito al signor “Hemiunu” direttore per 25 anni dei lavori della Piramide e forse figlio di Cheope che con mezzi semplici l’ha costruita. Gli egizi non conoscevano la ruota in quel periodo, né tanto meno la bussola o il cavallo utilizzavano strmnti semplici: pietra, legno di palma, corde vegetali, buoi e l’aritmetica e la geometria di base ma hanno compiuto un miracolo in quello che Fiorini ha etichettato come “Tracciamento volumetrico”. Si può così essere attratti dalle sue tesi come si è notato dalla curiosità che è emersa dalla platea oppure prenderne atto e pur non avvallandole rispettarne lo studio di Fiorini al mancato da parte della comunità degli egittoligi. Lui si paragona a Schliemann scopritore di Troia inizialmente non creduto ma omunque la sia pensi crediamo che ogni scienza debba essere frutto di tesi e antitesi ma sempre con la volontà di comprendere e ricercare. E’ stata un ottima proposta quella presentata dal Circolo Letture Corsare e il merito va ad un amante della “Storia” come Robertino Bechis che anche questa volta ha centrato l’obiettivo ed è vero come lui ha detto introducendo l’incontro che gli antichi Egizi erano un popolo di visionari che hanno saputo raggiungere la perfezione anche senza adeguati mezzi con la costruzioni delle piramidi. Per il Circolo Letture Corsare Dario De Vecchis

Rileggendo propone “Venere Lesa” di Paolo Mauresing. Una danza evanescente ed intricata dell’amore

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Nei ricordi di ognuno di noi ci sono stanze, luoghi, case che rimangono immutate nel tempo, si possono scolorire nelle immagini ma rimangono vive anche nel loro flebile ardere. Questo fuoco lento e passionale può improvvisamente tornare a vivere con forza quando con un viaggio, un semplice messaggio telefonico, una missiva, un sogno ci fermiamo e ripercorriamo la vita che è stata. Questo è quello che capita ad un uomo che dopo alcuni anni ripercorre un viale e si trova davanti ad una villa che lo aveva accolto anni prima. Le stanze, i mobili e quelli voci lontane che abitavano quel luogo gli ritornano alla mente . L’uomo, che racconta la sua esperienza con uno strano ruolo di voce fuori campo, ripercorre quella esperienza e il suo drammatico intreccio amoroso. Questa è la trama di “Venere Lesa” dello scrittore Paolo Mauresing che racchiude in sé l’avvento, il fulgore e il declino di uno come di mille altri amori e come uno straziante gioco che contiene regole eterne che lo governano ma che sono costellate da afflizioni, ferite, ansie che ne rivelano la grandezza e la povertà allo stesso tempo. Nel romanzo c’è uno strano intreccio di coppie: l’ormai anziano professor Deravines e la sua giovane moglie Angelè; Guido Colombi troppo amato dalle donne eppure così fragile con la sua trascurata fidanzata Flora. Intorno a loro si agitano situazioni, si intrecciano personaggi mediocri della piccola e media borghesia cittadina e l’io narrante, la voce fuori campo in fuga anche lui da una disastrosa separazione coniugale che da corpo a quello che l’autore ha chiamato una “ danza evanescente ed intricata dell’amore”. Dario De Vecchis

Paolo Mauresing, “Venere Lesa” , Mondadori, 1998 , pagg. 177, euro 13,94

“Tonirica” appuntamento da non perdere oggi 17 Marzo Golem BookShop in via Rossini a Torino

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Appuntamento da non perdere oggi 17 Marzo Golem BookShop in via Rossini a Torino con “Tonirica ” l’antologia letteraria edita dal Foglio Letterario ha curata dal nostro “corsaro” Alessandro Del Gaudio a legare questi racconti la voglia di descrivere Torino come ricorda Del Gaudio con la frase “Torino non è mai quello che sembra” e da qui la lezione che si trae dai racconti proposti è proprio quella di poter proporre nuove chiavi di lettura sulla città che ha così prodotto un buon libro . Da non perdere !

Rileggendo propone “Il Racconto dell’Isola Sconosciuta” di José Saramago. Un viaggio che parte dalla mente ..

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C’è sempre la voglia di fare viaggi veri e concreti e soprattutto nel nostro mondo interiore c’è la voglia di partire per un viaggio in mondi misteriosi, magici ed esotici. La nostra vita onirica, quella più intensa della nostra vita interiore ci fa rendere “reale” un desiderio, un obiettivo e la ricerca del benessere personale può arrivare a concretizzarsi, materializzarsi. Questa in poche parole è la filosofia che sta all’interno del racconto di un uomo che va a bussare alla porta del suo re e chiede una barca per andare a trovare un’isola sconosciuta. Il re dopo molte resistenze offre una barca all’uomo ricordandogli che non ci sono più isole da conoscere, perché lui, i suoi studiosi e i suoi marinai le hanno conosciute tutte. L’uomo è convinto che invece ci deve pur essere da qualche parte del mondo un’isola sconosciuta. Trovata la barca desiderata non trova un equipaggio che lo accompagni e parte con la donna delle pulizie che presta servizio nel palazzo del re e che è innamorata dell’idea di ricerca dell’uomo e anche del suo aspetto si offre di accompagnarlo. Il viaggio è duro, pieno di problemi e nel suo momento più drammatico ecco che l’uomo trova la sua isola sconosciuta con l’aiuto della sua forza di volontà e dei suoi sogni. La barca, la sua barca si trasforma lentamente in un isola, dove vivere con la donna, lavorare vedere, toccare, giocare e … E’ “ Il racconto dell’Isola Sconosciuta” di José Saramago, il premio Nobel della Letteratura del 1998, che pubblicò questa sua breve ma intensa opera che è stata una bella scoperta leggere allora e riscoprire ancora oggi con la volontà di entrare in un viaggio fantastico per arrivare anche alla nostra “isola”. Un viaggio che molte volte abbiamo fatto nella nostra mente, nei nostri pensieri per arrivare in questa isola che è un luogo di ricco desideri, che appare e scompare sulle carte della nostra fantasia ma sta ben saldo nel cuore di ognuno di noi. Un viaggio che nel libro ha i colori delle tavole dell’Atlante di Battista Agnese disegnate nel 1553 quando tante erano le isole ancora da scoprire! Dario De Vecchis

José Saramago , “Il Racconto dell’Isola Sconosciuta”, Einaudi 1999 pagg. 30 9,00euro

Venerdì 21 Marzo a Consiglio d’Autore 2014 ” Nel cantiere della Grande Piramide ” di Marco Virginio Fiorini. Una proposta storica-letteraria di Robertino Bechis.

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Venerdì 21 Marzo a Borgaro Consiglio d’Autore 2014 presenta “Nel Cantiere della Grande Piramide” di Marco Virginio Fiorini. Un viaggio nell’antico Egitto promosso da Robertino Bechis. Secondo appuntamento il prossimo 21 Marzo con Consiglio d’Autore 2014 nella sala del consiglio comunale di Borgaro. Dopo il primo incontro con Gianpaolo Castellano e il suo “Il Passo del Lupo” il Circolo Letture Corsare che organizza questa rassegna lettaria, patrocinata dal Comune di Borgaro, invita tutti ad un viaggio nel passato remoto ai tempi degli antichi Egizi. La proposta è stata ideata da Robertino Bechis lo scrittore del convivio letterario esperto di storia e che nella sua produzione letteraria da “Sulle strade del tempo” a “La Danza delle Lanterne” ama ripercorrere le vicende del passato.E’ così Bechis incuriosito dal lavoro dell’architetto Marco Virginio Fiorini, che ha pubblicato numerosi testi sull’architettura degli antichi Egizi e in particolare delle piramidi, ha chiesto e ottenuto dall’esperto di organizzare un incontro per presentare il suo libro “ Nel cantiere della grande Piramide” . E’ un appuntamento che senza dubbio susciterà molta curiosità. Come ci ricorda il nostro scrittore corsaro” Di teorie sulla costruzione delle piramidi ne abbiamo sentite tante, forse troppe; perché sprecare della carta per pubblicarne un’altra? Perché questa NON è una teoria, ma in questo libro l’autore affronta, con i procedimenti empirici tipici di chi lavora quotidianamente in cantiere (è un architetto), i problemi spiccioli che, uno dopo l’altro, gli architetti di quattromila anni fa hanno dovuto affrontare: da come costruire una livella alle tecniche per tracciare gli angoli, un problema dopo l’altro… e proseguendo così, con modestia, la costruzione ha assunto la sua forma definitiva, senza aver bisogno di inventare strani sotterfugi che gli Egizi non avrebbero mai potuto utilizzare. Non è detto che tutto quanto è stato scritto in questo libro corrisponda alle tecniche effettivamente utilizzate dagli Egizi, che non potremmo mai scoprire se non riusciremo a viaggiare nel tempo, ma certamente tutto quanto è stato scritto in questo libro è totalmente compatibile con quanto gli Egizi conoscevano”. Ghiotto appuntamento? “ Tenete conto del fatto che Fiorini ha recentemente tenuto una presentazione della sua teoria, in francese, su invito del Principe di Monaco – ci ricorda Bechis – e il suo libro è già stato tradotto sia in francese che in inglese. Naturalmente non si tratta di un romanzo ma di un saggio sulla tecnica costruttiva della settima meraviglia del mondo, l’unica che sia giunta fino ai nostri giorni e che possiamo ancora ammirare. L’architetto Fiorini per lo scrupolo tecnico scientifico con cui tratta l’argomento e per il livello di approfondimento che caratterizza i suoi studi decennali è come invitare un personaggio di quel livello. Peraltro, il nostro scrittore e studioso conosce una gran parte dei più importanti egittologi viventi del pianeta”. Non perdiamo quindi l’occasione si inizia alle ore 21.00 e l’ingresso è libero. Dario De Vecchis

Rileggendo propone “Il sogno del settimo viaggio” del mito del giornalismo italiano Tommaso Besozzi. Storie di italiani che non vollero tornare nel dopoguerra indietro.

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C’è un bisogno di provare e di scoprire che è innato in tutti quanti noi. E’ una voglia che ti prende di evadere e di ricercare il nuovo e ricostruire il tuo modo di esistere. Quella purificazione la troviamo e pensiamo di trovarla attraverso il viaggio, la scoperta di nuovi mondi e il contatto con altri esseri umani che al di là dell’apparenza poi si scoprono simili a noi con i nostri caratteri, le nostre speranze, i problemi della quotidianità, le nostre ambizioni. Da questi presupposti parte Tommaso Besozzi tra i maggiori giornalisti italiani vissuti, senza dubbio il maestro di intere generazioni di cronisti che abbiamo scoperto con la raccolta di articoli che vanno sotto il titolo “Il sogno del settimo viaggio” curati da un altro bravo giornalista Enrico Mannucci pubblicata nel 1999. Besozzi ama la scrittura perché convinto che sia realmente “lo specchio dell’anima” e chiede alla scrittura di interpretare al meglio i soggetti che vuole descrivere e narrare. Non sono infatti semplici articoli di cronaca quelli che sono raccolti in questo bel libro ma vere piccole opere letterarie. Besozzi racconta in questi articoli la tragedia e lo smarrimento del dopo colonizzazione degli italiani nell’Africa Orientale. Il sogno di potenza coloniale che si infrange negli anni 50 con qualche migliaio di italiani che non vogliono tornare indietro, ne rivedere la Patria, si sentono sconfitti, illusi e abbandonati e svolgono mille attività e lavori tra cui quella più “redditizia” dell’autista di camion. Il giornalista nei suoi articoli descrive i viaggi di questi autisti, le loro vite, i personaggi che incontrano e l’umanità disarticolata che rappresentano. E’ un viaggio in quella emigrazione di conquista che per l’Italia del dopoguerra era solo un peso da ricordare, verificare e analizzare. Quegli italiani di Eritrea, Libia, Etiopia o della più vicina Istria e Fiume possono essere dimenticati ma Besozzi non la pensa così e ci ha lasciato bellissime pagine da scoprire e riscoprire. Uno scrittore caparbio Tommaso Besozzi, firma al Corriere della Sera e all’Europeo, famoso per i grandi scoop come quello indimenticabile delle rivelazioni sulle vere cause della morte del bandito Giuliano o dell’inchiesta condotta in territorio francese che porta al proscioglimento di un italiano Gino Corni dall’accusa di tre tentati omicidi. Muore nel novembre del 1964 suicida a Roma lasciando un vuoto incolmabile nel giornalismo quello vero che, come ricorda un suo famoso allievo Oreste Del Buono, sa che “ I giornali non sono scarpe”. Cinquant’anni dopo un ricordo doveroso di un giornalista concreto. Dario De Vecchis

Tommaso Besozzi, “Il sogno del settimo viaggio”, Fazi editore, pagg.150, 13,00 euro